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Occorre un nuovo Centro-Sinistra per fermare l’onda nera

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29 Maggio 2019

Categorie: Politica Interna

Due punti di analisi e una proposta.

Il primo elemento è che la destra sfonda. Lega e Fratelli d’Italia da soli sono sopra il 40%. La Lega è il primo partito in 76 province italiane. Da sola ha il 50% in Veneto, il 43% in Lombardia. È sopra il 33% nel Centro, sopra il 23% in tutto il Sud. Occorrerà nelle prossime settimane scavare più a fondo nell’analisi di questa nuova destra italiana (ed europea).

Si illude chi pensa che la Lega sia una meteora. È il più vecchio partito italiano, ha una classe dirigente diffusa, una presenza capillare e reale nella società e tra i corpi intermedi. Su questi elementi Salvini ha innestato una identità radicalizzata (l’integralismo cattolico contro la Chiesa di Francesco, il nazionalismo) in alleanza con una rete europea e mondiale e con inquietanti superfici di contatto con la storia e la tradizione culturale del fascismo europeo. Non si scherza: questo è il cuore del risultato di ieri e dei tempi che viviamo.

Il secondo elemento riguarda la lista Pd-Pse, l’unico argine a questa onda nera. Quasi quattro punti percentuali in più (e circa 100mila voti in meno) rispetto alle politiche. Un risultato di ripresa ma che non va esaltato. Positivo ma ampiamente insufficiente.

Vedremo i flussi, ma è chiaro che l’elettorato Cinque Stelle in fuga non finisce qui e va a destra. Finiscono qui invece i nostri voti, i voti di un’area di sinistra diffusa che esiste e resiste. Che si è espressa anche nei voti di preferenza a figure eccellenti e significative extra PD, da Pisapia a Bartolo, e che ha colto in questa fase l’urgenza di una scelta unitaria.

Non c’è nient’altro fuori da questo campo democratico e progressista. I dati di ieri certificano la fine della sinistra radicale e delle sue mille sigle, armate una contro l’altra. Purtroppo non segnerà la fine dei suoi sempiterni gruppi dirigenti, che anche questa volta, di fronte a questi risultati, troveranno il modo di auto-assolversi. Si sa: più si è piccoli e ininfluenti sul piano sociale e politico e più si è autoreferenziali.

Ma non è più tempo delle polemiche. Guardiamo in casa nostra. Da oggi si tratta di ri-attrezzare e ricostruire un campo e un’alleanza che ancora non ci sono. Mi riferisco al mio partito, Articolo Uno: abbiamo fatto la scelta giusta, siamo dentro il Centro-Sinistra, ed esiste un voto di Sinistra (più radicale, libero) che è andato nella direzione che noi abbiamo indicato. Però questo voto ci va, in larga misura, indipendentemente da noi.

La mancata elezione dei nostri due candidati ce lo dice. C’è una domanda di cambiamento e di radicalità che investe anche noi. Al Paese non serve una piccola testimonianza, seppure collocata nel campo giusto. Ma una grande e coraggiosa operazione politica che ricollochi la sinistra nella società italiana. Con parole d’ordine più radicali da strappare dalle mani dei populisti (abolizione Fornero, salario minimo, diminuzione dell’orario di lavoro a parità di salario, patrimoniale) e un profilo di discontinuità netto, più corsaro e meno ingessato.

Nelle prossime settimane occorrerà convocare un grande appuntamento politico di quest’area. Mettendo in prima fila due cose: i contenuti e una nuova generazione di donne e uomini che sia in grado finalmente di parlare a un mondo che è cambiato. Per noi è il tempo di fare, finalmente, un passo in avanti. 

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