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Un doppio “No”

contro Renzi ma non solo

di: Davide Nota,

29 Novembre 2016

Categorie: Politica Interna

È stato già detto. Il governo Renzi è un modello politico inedito, a suo modo all’avanguardia, in cui la “grande coalizione” tra centrodestra e centrosinistra si presenta non più come un compromesso tra due “differenze culturali” ma come un unico, omogeneo, soggetto politico, con una propria organica idea di governo.
La tendenza europea, la “larga intesa” liberista contro lo spauracchio del populismo (che essa stessa produce nel momento stesso in cui si illude di contrastarlo), si manifesta in Italia, nelle forme del Partito della Nazione, nella sua variante più avanzata.
Non più, con Baudrillard, l’alternanza senza alternativa tra piede destro e sinistro del medesimo ciclope (i nostri anni Novanta) ma un progetto di stabilità totalizzante, fondata sulla conservazione dogmatica dell’ingiustizia presente, del sistema cioè in cui organismi non elettivi e rappresentativi del potere economico globale (banche, agenzie di rating) chiedono il sacrificio di due generazioni e la politica esegue i compiti a casa, che in televisione chiama “riforme”.

La governabilità che rottama diritti sociali e rende la precarietà un paradigma universale (abolizione dell’articolo 18 per i vecchi assunti, contratti rinnovabili mensilmente per i nuovi lavoratori, disoccupazione di massa come forma di restaurazione della chiamata giornaliera ottocentesca: lavora e zitto, a queste condizioni e basta, per questi due spicci e ringrazia, bacia la mano o vai a casa) si presenta come unica minestra contro la finestra del populismo xenofobo, presentato dai media come sua unica, possibile, alternativa.

A mali estremi, il ciclope (e cioè il sistema che gestisce meccanicamente l’esistente, per cui la vita umana è il mezzo e la soddisfazione dei propri algoritmi il fine, il cui sistema mediatico diffonde la rappresentazione ufficiale della realtà, e cioè tutta la logica in cui è concesso pensare) ha già individuato il capro espiatorio da consegnare alle fami della rivolta: i più poveri del mondo, i migranti che hanno varcato la prova della morte alla ricerca della spiga d’oro del mito.

Uscire da questo ricatto è possibile? Pensare al di là di questo pendolo (ingiustizia-barbarie, conservazione-reazione) è consentito?
Assumere una posizione di lotta sociale, per la confederazione delle solitudini, contro il ciclope strutturale e il suo dualismo mediatico, è concesso?

Da una parte il nostro voto al referendum, il nostro “NO”, sarà un voto che intende porre un limite alla volontà di potenza di un governo che presenta la restaurazione della più antica ingiustizia come modernità e l’abolizione della modernità (la rottamazione dei diritti sociali e degli enti atti a difenderli) come riformismo.

D’altra parte, essendo il governo Renzi un governo furbo ma non per questo saggio, il nostro voto al referendum, il nostro “NO”, sarà anche un voto di responsabilità. Un voto che intende cioè impedire che tutta la concentrazione verticistica del potere, che il pacchetto di riforme unitariamente alla legge elettorale si propone di attuare, cada nelle mani, forse domani stesso, della peggiore reazione razzista e incivile.

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