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Voltare Pagina

Appello al mondo della Sinistra

di:

15 Luglio 2019

Categorie: Politica Interna

Il seguente documento è stato presentato all’Assemblea nazionale di Articolo Uno del 13 Luglio 2019. Per mancanza del numero legale non è stato possibile sottoporlo al giudizio dell’Assemblea. 

Lo facciamo circolare perché contiene – pensiamo – spunti utili alla riflessione nel nostro movimento e nel campo più ampio della Sinistra italiana. 

Articolo Uno: “VOLTARE PAGINA

Viviamo un’epoca di transizione. Gramsci avrebbe spiegato così, nel chiaroscuro tra vecchio e nuovo mondo, i mostri che infestano il presente. 

Accade innanzitutto nell’Occidente e nel Nord del Pianeta, cuore di un sistema economico capitalistico che sta uscendo dalla peggiore crisi economica degli ultimi cento anni, acuendo ovunque diseguaglianze e ingiustizie sociali.

La vecchia Europa, come in ogni tornante di crisi degli ultimi due secoli, appare in balia di forze oscure e potenti: il nazionalismo e il razzismo, innanzitutto, che da un lato fanno leva sulla sofferenza e il disagio di ampi settori sociali per scatenare conflitti tra gli ultimi e i penultimi e che dall’altro attentano al futuro dell’Unione.

Come sempre accade quando l’avversario è forte, la responsabilità è anche di chi non vi si oppone con sufficiente vigore e con gli strumenti adeguati. Nella forza del nostro avversario si misura oggi quindi anche il fallimento del Centro-sinistra e della socialdemocrazia europea degli ultimi vent’anni, che hanno aperto la strada in tutto il Continente a quelle politiche d’austerità che sono concausa della crescita delle destre, nella misura in cui hanno prodotto l’impoverimento e la precarietà che le destre hanno strumentalizzato fornendo ad esse risposte. 

Il Governo Salvini-Di Maio si colloca a quest’altezza, come espressione di un nazional-populismo che è solido proprio a causa degli errori storici del centro-sinistra italiano e in primo luogo del PD, che non casualmente ha perso gran parte del suo consenso tra i settori popolari, nelle periferie e nella provincia diffusa. I dati delle ultime elezioni europee confermano, impietosi, questa realtà.

Oggi manca l’opposizione, cioè una forte iniziativa politica della sinistra e del centro-sinistra. Ma è evidente che per recuperare il consenso perduto occorra una discontinuità totale, radicale. Sia sul piano sociale sia, ancor prima, sul terreno morale (la vicenda Lotti insegna) il PD e il Centro-sinistra sono privi delle credenziali necessarie per riconquistare il nostro popolo.   

Noi pensiamo, in estrema sintesi, che occorrano tre cose. 

Innanzitutto una identità forte, che sia all’altezza della crisi storica dell’Europa e del campo delle forze progressiste europee. Per questo parliamo di eco-socialismo. Socialismo del nuovo millennio, come ci dicono le coraggiose esperienze dei governi spagnolo e portoghese e come ci suggeriscono le forze più dinamiche della sinistra mondiale, a partire da Sanders e Ocasio Cortez nel rinnovamento e nella radicalizzazione impressi al partito democratico americano. Ma un socialismo di tipo nuovo, ecologista: perché l’evidenza della crisi ambientale e climatica globale impone la ricerca di nuovi orizzonti di compatibilità tra crescita, sviluppo, salvaguardia della salute e cura dell’ambiente. 

In secondo luogo un programma di governo che sia coerente con questa identità. E dentro il programma di governo poche parole d’ordine, immediatamente comprensibili ed efficaci, bandiere da piantare nel dibattito pubblico.
Salario minimo garantito, riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, patrimoniale, aumento dei fondi per la scuola, l’Università e la ricerca, no al regionalismo differenziato. 

Infine, una nuova classe dirigente da sperimentare, che provenga innanzitutto dai territori, che in questi anni hanno tenuto in vita con passione e spirito di servizio la nostra esperienza organizzata e che hanno ricevuto molto meno di quello che hanno dato.
Non si tratta di un discorso meramente generazionale: le competenze e le esperienze servono quanto le nuove idee, i nuovi sguardi, i nuovi linguaggi. 
Decisiva è la credibilità: vale quanto l’orizzonte strategico e quanto i programmi. Nella storia più nobile della sinistra italiana ci sono le radici e ci sono le ali, c’è la tradizione e c’è il rinnovamento. Non possiamo più rimandare questo nodo, auto-imponendoci una condizione di marginalità e di ghettizzazione che rischia di essere la nostra condanna. Non siamo, a più di due anni dalla nostra nascita, un piccolo pezzo residuale di una scissione. Siamo una parte fondamentale della sinistra popolare e di governo che ricostruirà il nostro Paese dalle macerie. Dobbiamo dimostrarlo.

Ma con quale soggetto? Questo è il punto. La verità è che la linea politica di Articolo Uno – unità delle forze del centro-sinistra e autonomia – è giusta, ma Articolo Uno sino a oggi non ha avuto la forza per interpretarla nel panorama politico italiano.

Occorrono scelte soggettive coraggiose.

Occorre abbandonare per sempre, innanzitutto, un approccio elettoralistico, l’eterna coazione a ripetere l’errore del cartello elettorale, della scorciatoia elettoralistica. All’Italia serve un partito della Sinistra, un soggetto stabile, organizzato, chiamato a radicarsi nel territorio e nell’immaginario del nostro Paese. Non l’ennesima sommatoria di sigle che passa da accordi di vertice per garantire una (sempre più esigua) rappresentanza parlamentare.

Il tema è costruire un soggetto politico a pieno titolo. Le strade di fronte a noi sono due, non mille, e dipendono da noi quanto dai nostri interlocutori.

La prima è quella che porta al superamento del Partito democratico e di Articolo Uno e all’avvio di una fase costituente all’insegna di una nuova identità, di un nuovo profilo e di nuovi gruppi dirigenti che si sintonizzino sulle frequenze dell’unità e della discontinuità.
Ciò potrà essere possibile solo a condizione di un cambiamento di marcia deciso e a condizione di una rigenerazione complessiva, come auspicato in questi mesi da ampi settori del mondo civico, dell’associazionismo e dell’intellettualità progressista, con cui dobbiamo al più presto interloquire e che dobbiamo coinvolgere. 

La seconda, che va percorsa subito e in ogni caso (perché non possiamo correre il rischio di essere percepiti come una corrente esterna del PD, in eterna attesa delle mosse altrui), è la strutturazione di una forza autonoma della sinistra che, a partire dai nostri Stati Generali dell’autunno, si collochi a sinistra del PD dentro una nuova coalizione per l’alternativa alle destre. 

Con grande generosità, con grande intelligenza, valorizzando la ricchezza politica, culturale e umana della nostra comunità e aprendo porte e finestre a ciò che si muove.
Perché la nostra ambizione è rispondere, finalmente con efficacia, alla domanda che Alfredo Reichlin ci poneva sempre: cosa serve al Paese? 

Per questa analisi e queste ragioni impegniamo Articolo Uno:

– a promuovere immediatamente nel Paese campagne politiche sulle priorità programmatiche, valorizzando il lavoro dei dipartimenti iniziato nei mesi scorsi;

– a mettere in campo rapidamente nuove energie (sul piano comunicativo e nella direzione politica di Articolo Uno) e ad aprire per loro tramite una campagna di ascolto e di interlocuzione con tutte le realtà associative, politiche, di movimento, giovanili, le forze civiche e intellettuali, manifestando a queste la nostra completa disponibilità a lavorare insieme;

– a convocare gli Stati generali in autunno, svolgendoli in una forma democratica, favorendo in quella sede e nella sua preparazione il massimo dell’apertura e del coinvolgimento;

– a partecipare ad analoghe iniziative promosse da altri soggetti del Centro-sinistra, portando le nostre idee e il nostro punto di vista.

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