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Bernie Sanders in Vaticano. L’urgenza di una economia morale: riflessioni sul 25° anniversario della Centesimus Annus

Sanders in Vaticano

di: Associazione Esse,

18 aprile 2016

Categorie: Giustizia, Società

Traduzione del discorso integrale di Bernie Sanders alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali del 15/04/2015 a cura di Andrea Pisauro e Americo Roma. Nella riproduzione su altri siti, si prega di citare la fonte

Sono onorato di essere con voi oggi e sono stato molto contento di avere ricevuto il vostro invito a parlare a questa conferenza della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali. Oggi celebriamo l’enciclica Centesimus Annus e riflettiamo sul suo significato per il mondo un quarto di secolo dopo che è stata presentata da Papa Giovanni Paolo II. Con la fine del Comunismo, Papa Giovanni Paolo II ha lanciato un vibrante appello per la libertà umana nel suo senso più vero: la libertà che difende la dignità di ogni persona e che è sempre orientatata verso il bene comune.

La dottrina sociale della Chiesa, a partire dalla prima enciclica moderna sull’economia industriale, Rerum Novarum nel 1891, fino alla Centesimus Annus e alla brillante enciclica di Papa Francesco “Laudato Si” lo scorso anno, si è cimentata con le sfide dell’economia di mercato. Ci sono pochi luoghi nel pensiero moderno che possono rivaleggiare con la profondità e le intuizioni degli insegnamenti morali della Chiesa sull’economia di mercato.

Oltre un secolo fa, Papa Leone XIII, nella Rerum Novarum, ha evidenziato problemi e sfide economiche che continuano a perseguitarci oggi, come ad esempio quella che definì  “l’enorme ricchezza dei pochi contro la povertà dei molti.”

E cerchiamo di essere chiari. Quella situazione è oggi ancora peggiore. Nel 2016, l’un per cento delle persone su questo pianeta possiede più ricchezza rispetto al restante 99 per cento, mentre le 60 persone più ricche – 60 persone – possiedono di più della metà più povera – 3 miliardi e mezzo di persone. Nel momento in cui così pochi hanno così tanto, e così tanti hanno così poco, dobbiamo respingere le fondamenta di questa economia contemporanea come immorali e non sostenibili.

Allo stesso modo le parole di Centesimus Annus risuonano con noi oggi. Un esempio eclatante:

Inoltre, la società e lo Stato devono assicurare livelli salariali adeguati per il mantenimento del lavoratore e della sua famiglia, tra cui una certa quantità di risparmio. Ciò richiede uno sforzo continuo per migliorare la formazione e le capacità dei lavoratori in modo che il loro lavoro sia più efficace e produttivo, nonché controlli accurati e adeguate misure legislative per bloccare forme vergognose di sfruttamento, soprattutto a svantaggio dei lavoratori più vulnerabili, degli immigrati e di coloro che sono ai margini della società. Il ruolo dei sindacati nella contrattazione dei minimi salariali e delle condizioni di lavoro è decisiva in questo settore. (Para15)

L’essenza della saggezza della Centesimus annus è questa: Una economia di mercato è benefica per la produttività e la libertà economica. Ma se lasciamo che la ricerca del profitto domini la società; se i lavoratori diventano ingranaggi usa e getta del sistema finanziario; se vaste disuguaglianze di potere e ricchezza portano all’emarginazione dei poveri e dei deboli; allora il bene comune viene dilapidato e l’economia di mercato ci tradisce. Papa Giovanni Paolo II la mette in questo modo: il profitto che è il risultato di “sfruttamento illecito, della speculazione, o della rottura della solidarietà tra le persone che lavorano. . . non ha giustificazione, e rappresenta un abuso al cospetto di Dio e degli uomini “. (Para43).

Siamo ormai venticinque anni dopo la caduta dei regimi comunisti in Europa orientale. Eppure dobbiamo riconoscere che gli avvertimenti di Giovanni Paolo II circa gli eccessi della finanza sfrenata erano profondamente lungimiranti. Venticinque anni dopo la Centesimus Annus, la speculazione, i flussi finanziari illeciti, la distruzione ambientale, e l’indebolimento dei diritti dei lavoratori è molto più grave di quanto non fosse un quarto di secolo fa. Gli eccessi finanziari, quando non vera e propria criminalità finanziaria diffusa a Wall Street, hanno giocato un ruolo diretto nel causare la peggiore crisi finanziaria mondiale dai tempi della Grande Depressione.

Abbiamo bisogno di una analisi politica, nonché un’analisi morale e antropologica per capire cosa sia successo a partire dal 1991. Possiamo dire che con la globalizzazione senza regole, l’economia di mercato globale costruita sulla finanza speculativa ha fatto saltare i vincoli giuridici, politici e morali che erano un tempo riusciti a proteggere il bene comune. Nel mio Paese, sede dei più grandi mercati finanziari del mondo, la globalizzazione è stata usata come pretesto per deregolamentare le banche, ponendo fine a decenni di protezioni legali per i lavoratori e le piccole imprese. I politici si sono uniti ai banchieri per consentire alle banche di diventare “troppo grandi per fallire”. Il risultato è stato che otto anni fa l’economia americana e gran parte del mondo piombarono nel peggior declino economico dagli anni ‘30. I lavoratori hanno perso il lavoro, le loro case e i loro risparmi, mentre il governo salvava le banche.

Inspiegabilmente, il sistema politico degli Stati Uniti ha rilanciato su questa deregolamentazione finanziaria spericolata, quando la Corte Suprema degli Stati Uniti, in una serie di decisioni profondamente sbagliate, ha liberato un flusso di denaro senza precedenti verso la politica americana. Queste decisioni culminarono nel famigerato caso Citizen United, che ha aperto i rubinetti finanziari ad ingenti donazioni elettorali da parte di miliardari e grandi aziende volte a trasformare il sistema politico degli Stati Uniti a loro gretto ed esclusivo vantaggio. Hanno istituito un sistema in cui miliardari possono comprarsi le elezioni. Invece di un’economia finalizzata al bene comune, ci è stata imposta una economia funzionale all’un per cento più ricco, che diventa sempre più ricco, mentre la classe operaia, i giovani e i poveri rimangono sempre più indietro. E i miliardari e le banche si sono ripresi la ricompensa per i loro investimenti elettorali, sotto forma di speciali privilegi fiscali, accordi commerciali squilibrati che favoriscono gli investitori sui lavoratori, e che arrivano perfino a dare alle imprese multinazionali potere extra-giudiziale sui governi che stanno cercando di regolarle.

Sia Papa Giovanni Paolo II che Papa Francesco, hanno messo in guardia noi e resto del dalle conseguenze atroci e dagli effetti disastrosi delle bolle finanziarie e dal calo del tenore di vita delle famiglie della classe operaia. La nostra anima come nazione ha sofferto dalla perdita di fiducia pubblica nelle istituzioni politiche e sociali. Come ha dichiarato Papa Francesco: “Non è l’Uomo a comandare oggi, è il denaro a comandare, le regole del denaro.” E il Papa ha anche affermato: “Abbiamo creato nuovi idoli. L’antico culto del vitello d’oro ha trovato una nuova immagine senza cuore, nel culto del denaro e nella dittatura di un’economia che è senza volto e priva di ogni obiettivo realmente umano. ”

E ancora: “Mentre il reddito di una minoranza è in aumento esponenziale, quello della maggioranza delle persone si sta sgretolando. Questo squilibrio è il risultato di ideologie che sostengono l’assoluta autonomia dei mercati e la speculazione finanziaria, e pertanto negano il diritto di controllo degli Stati, i quali a loro volta sono incaricati di garantire ed operare per il bene comune “.

Papa Francesco ha invitato il mondo a dire: “No ad un sistema finanziario che governa piuttosto che serve” in “Evangelii Gaudium”. E ha richiamato i dirigenti finanziari e i leader politici a perseguire una riforma finanziaria che sia conseguenza di considerazioni etiche. Egli ha affermato chiaramente e con forza che il ruolo della ricchezza e delle risorse in un’economia morale, deve essere quello di servo e non quello di padroneggiare.

Le distanze crescenti tra ricchi e poveri, la disperazione degli emarginati, il potere delle imprese sulla politica, non è un fenomeno proprio solo degli Stati Uniti. Gli eccessi dell’economia globale non regolamentato hanno causato danni ancora più ingenti nei paesi in via di sviluppo. Essi soffrono non solo dai cicli di espansione e frenata di Wall Street, ma da un’economia mondiale che mette i profitti al di sopra del l’inquinamento, le compagnie petrolifere al di sopra della sicurezza del clima e il commercio di armi al di sopra della pace. Così una quota crescente di nuova ricchezza e di reddito continua ad andare a una piccola porzione di persone già ricche e fermare questa disuguaglianza è diventata una sfida centrale. Il tema della ricchezza e della disuguaglianza di reddito è la grande questione economica del nostro tempo, la grande questione politica del nostro tempo e la grande questione morale del nostro tempo. Si tratta di un problema che dobbiamo affrontare nella mia nazione e in tutto il mondo.

Papa Francesco ha scelto il nome più giusto e dirompente per la difficile situazione della società moderna: la globalizzazione dell’ indifferenza. “Quasi senza rendercene conto”, ha osservato, “noi finiamo per essere incapaci di provare compassione per il grido dei poveri, incapaci di piangere per il dolore altrui e incapaci di sentire il bisogno di aiutarli, come se tutto ciò fosse responsabilità di qualcun altro e non la nostra. “Abbiamo visto a Wall Street che la frode finanziaria è diventata non solo la norma, ma per molti versi il nuovo modello di business. I banchieri dell’ alta finanza non hanno mostrato alcuna vergogna per il loro cattivo comportamento e non hanno presentato nessuna scusa pubblica. I miliardi e miliardi di dollari di multe che hanno pagato per le frodi finanziarie sono solo un altro costo calcolato del loro modo di fare business, un’altra scorciatoia per i profitti ingiusti.

Qualcuno potrebbe credere di essere senza speranza nella lotta contro il colosso economico, che una volta che l’economia di mercato è sfuggita dai confini della morale è oramai impossibile riportarla sotto i dettami della morale e del bene comune. Mi è stato detto più e più volte dai ricchi e potenti e dai Media Mainstream che li rappresentano, che dovremmo essere “pratici”, che dovremmo accettare lo status quo; che un’economia veramente morale è fuori dalla nostra portata. Eppure lo stesso Papa sFrancesco è sicuramente il più grande esempio per il mondo contro una tale resa alla disperazione e al cinismo. Ha aperto gli occhi del mondo ancora una volta con affermazioni di misericordia, di giustizia e di possibilità di costruire un mondo migliore. Egli sta ispirando il mondo per riuscire a trovare un nuovo consenso globale per la nostra casa comune.

Vedo crescere la speranza e il senso di possibilità, ogni giorno, tra i giovani americani. I nostri giovani non sono più soddisfatti da una politica corrotta e sono stanchi di una economia desolante, fatta di disuguaglianza e di ingiustizia. Essi non sono soddisfatti dalla distruzione del nostro ambiente da una industria dei combustibili fossili la cui avidità ha messo profitti a breve termine davanti ai problemi dei cambiamenti climatici e del futuro del nostro pianeta. Essi vogliono vivere in armonia con la natura, non distruggerla. Essi chiedono un ritorno all’uguaglianza. Essi chiedono un’economia che difenda il bene comune facendo in modo che ogni persona, ricca o povera, abbia accesso a servizi sanitari di qualità, alla possibilità di mangiare e avere un’educazione scolastica.

Come disse Papa Francesco in modo potentemente chiaro, l’anno scorso in “Laudato Si’ “, abbiamo la tecnologia e il know-how per risolvere i nostri problemi – dalla povertà al cambiamento climatico, per l’assistenza sanitaria e per la tutela della biodiversità. Abbiamo anche la grande ricchezza di farlo, soprattutto se i ricchi pagassero la loro parte in tasse eque, piuttosto che nascondere in segretezza i loro fondi in paradisi fiscali in giro per il mondo, come le Panama Papers ci hanno dimostrato.

Le sfide del nostro pianeta non sono principalmente tecnologiche e nemmeno finanziarie, perché siamo diventati finalmente un pianeta abbastanza ricco da aumentare i nostri investimenti in competenze, infrastrutture e know-how tecnologico per soddisfare le nostre esigenze e per proteggere il pianeta. La nostra sfida è per lo più morale, di reindirizzare i nostri sforzi e la nostra visione per il bene comune. “Centesimus annus”, che celebriamo e riflettiamo oggi, e “Laudato Si’ “, sono messaggi potenti , eloquenti e di speranza di questa possibilità. Spetta a noi saper imparare da loro, per muoverci con coraggio verso il bene comune nella nostra epoca.

Associazione Esse

http://www.esseblog.it

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