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Le difficoltà della Sicilia e le elezioni regionali

e il loro eco sulle politiche

di: Pasquale Cucchiara,

11 agosto 2017

Categorie: Politica Interna, Sicilia

Il prossimo 5 novembre si voterà per rinnovare l’assemblea regionale siciliana. A meno di tre mesi dall’importante scadenza elettorale, la politica siciliana non ha ancora trovato una chiara quadratura politica sia per quanto riguarda le eventuali alleanze e, soprattutto, per quanto riguarda il nome del prossimo governatore.
La ricerca del nome “giusto” è il principale problema dei partiti più rappresentati in parlamento ( PD e FI) che, in questa estate torrida, sembrano volersi allungare le vacanze snobbando, di fatto, l’ultima importante scadenza elettorale prima delle politiche del 2018.
Rimarchiamo che, da sempre, le elezioni regionali siciliane rappresentano un attendibile laboratorio politico nazionale. Dunque, il caso meriterebbe molta più attenzione.
In realtà, qualche candidatura è emersa.
Il M5S sostiene Giancarlo Cancellieri; la destra siciliana (Fratelli d’Italia e Lega Nord ai quali si potrebbe aggiungere Forza Italia) appoggia Nello Musumeci; la sinistra siciliana (Possibile, Rifondazione comunista, Pci, Risorgimento socialista e Azione civile) propone la candidatura di Ottavio Navarra e il governatore uscente Rosario Crocetta ha più volte annunciato la volontà di ricandidarsi creando, peraltro, più di qualche imbarazzo all’interno del suo partito.
Il PD, dopo il “no” di Grasso, sembra in enorme difficoltà. MDP e Sinistra Italiana, invece, hanno recentemente incontrato il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, per lanciare una proposta autonoma, civica e in netta rottura con il governo regionale precedente.
La speranza è quella di riproporre il “modello Palermo” anche se, ad oggi, manca un candidato carismatico capace di far coesistere “pacificamente” e senza simboli di partito una coalizione che va dall’NCD alla sinistra radicale. Gira e rigira il problema resta quello del nome “forte”.
In questa delicata fase politica, giocherà un ruolo decisivo il partito del Ministro degli Esteri Angelino Alfano.
L’NCD in Sicilia, a differenza del dato nazionale, è una vera e propria macchina di voti.
Per questo motivo, il suo contributo elettorale farebbe comodo sia il centro destra che il centro sinistra.
Ad ogni modo, il ritardo della politica è imbarazzante e, a mio modesto parere, favorisce l’ascesa del M5S.
Intanto, i problemi dei siciliani rimangono tali e quali da decenni e, come diceva Antonio Gramsci, vanno affrontati come un aspetto della questione nazionale attraverso l’assunzione di una politica generale del paese.
Nel frattempo i recenti tagli alla formazione professionale hanno creato centinaia di disoccupati, l’agricoltura non decolla a causa del deprezzamento dei prodotti, la sanità non è all’altezza degli standard nazionali, diversi poli periferici delle maggiori università hanno chiuso i battenti o dimezzato l’offerta formativa, l’acqua, specie in provincia di Agrigento, arriva anche con intervalli di 10 giorni e il MUOS, ovvero il sistema satellitare militare americano dall’impatto ambientale devastante, è operativo nonostante le ultime proteste di questi giorni.
Inoltre, il peso dell’immigrazione è quasi tutto sulle spalle di questa povera terra e innesca, in tanti casi, una sorta di “lotta di classe” fra l’ultimo e il penultimo. Il risultato è che, questa pericolosa tendenza favorisce inevitabilmente le destre e i qualunquismi.
Non a caso, Giusi Niccolini, ex sindaco dalla Lampedusa simbolo dell’accettazione e dell’ accoglienza, ha perso, clamorosamente, le elezioni amministrative nelle isole Pelagie. Anche questo è un dato su cui riflettere.
Come se non bastasse, i giovani siciliani continuano ad emigrare, non solo al nord Italia ma anche all’estero e, ultimamente, oltre oceano, privando il nostro territorio di nuove e indispensabili forze operaie ed intellettuali che potrebbero far crescere, quantitativamente e, soprattutto, qualitativamente le nostre città orami svuotate.
Secondo l’ultimo rapporto della fondazione Migrantes, tra i primi comuni italiani ad essere colpiti dall’emigrazione ci sono quelli di Aragona, Favara, Licata e Palma di Montechiaro, tutti paesi della provincia di Agrigento. A fare le valigie sono i più giovani, con un’età compresa tra i 18 i 34 anni, molto spesso diplomati e laureati, che per prospettare il loro futuro e per riuscire a sviluppare opportunità di lavoro, sono obbligati a lasciare la loro terra.
La politica, oltre alla ricerca dei fuoriclasse e delle relative convergenze, deve prospettare un programma dettagliato che provi a dare risposte a queste enormi criticità che ho provato ad evidenziare e che meriterebbero, certamente, analisi più compiute e dettagliate.

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