Esse - una comunità di Passioni

In nome della Libertà

Una breve riflessione sul significato della Resistenza e della lotta partigiana, per non dimenticare mai quello che è stato.

Il nostro fascismo si segnalava per la mancanza di un’ideologia organica, sostituita da un attivismo che ancora oggi risuona nei canti dei nuovi squadristi:”Nel dubbio, mena”, “Prima di discutere d’idee, picchia”. Un motto assonante con quello del nazista Goebbels:”Quando sento la parola cultura metto mano alla pistola”.

Giorgio Bocca, Annus Horribilis.

Nei periodi di grande cambiamento politico è inevitabile guardarsi indietro, questo accade alle singole persone quanto alle comunità, obbligate o semplicemente disposte a ridefinire i propri valori.

Il nostro immediato passato ci riconduce al dopoguerra, a quel 25 aprile di settantuno anni fa che sancì la fine del capitolo più buio del Novecento italiano ed europeo.

Spesso quando si rievocano imprese di guerra, si corre il pericolo di cadere nella retorica, una retorica fatta di canzoni e ricordi, di giovani eroi e sangue versato.

La Resistenza però fu profondamente diversa da tutte le altre guerre, i suoi perché sono valori universali, i suoi caduti non vanno onorati solo perché sacrificarono la propria vita, ma perché si batterono per una buona causa.

L’8 settembre del 1943 gli italiani si trovarono soli in un Paese in balia dell’invasore; valeva la pena attendere la fine del conflitto? La libertà della fortuna? I Comitati di Liberazione diedero la risposta necessaria.

In questo fremito di libertà iniziò il nostro secondo Risorgimento.

Oggi i valori dell’antifascismo vengono spesso posti in secondo piano, accantonati e messi in discussione da revisionisti storiografici improvvisati; il riferimento iniziale a Giorgio Bocca non è un caso, uno dei più grandi giornalisti italiani, custode delle virtù della lotta per la Liberazione. Un distinguo fondamentale differenziò chi decise di salire sulle montagne con un fucile in spalla contro un regime violento e dispotico da chi invece continuò a sostenerlo, magari sbagliando ingenuamente.

La gloria della Resistenza fu quella di piantare con radici profonde i due valori primari della società: la giustizia e la libertà.

Oggi è nostro dovere rispettare la storia (con le dovute riflessioni critiche), riportando senza paura cosa furono il fascismo e il nazismo, rivendicando invece il cammino e la partecipazione di coloro che posero le basi della nostra democrazia.

Viva il 25 aprile, sempre.

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