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Un quesito, cinque punti e.. Cinque obiezioni

Quali sono le verità non dette dietro il quesito referendario?

di: Daniela Mastracci,

28 novembre 2016

Categorie: Politica Interna

«APPROVATE il testo della legge costituzionale concernente “disposizioni per il superamento del bicameralismo PARITARIO, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016? »

Andiamo con ordine

Il verbo è APPROVARE, perciò dicendo Sì, i cittadini approvano la legge di revisione costituzionale voluta dal Governo Renzi, invece barrando il NO, i cittadini la aboliscono: la riforma non passa e RESTA la Costituzione del ’48.

Ecco! Intanto RESTA la Carta uscita dalla Costituente nel dicembre ’47 e entrata in vigore il 1 gennaio 1948. Ovvero E’ FALSO che “meglio questa riforma piuttosto che niente”.

 

1) Superamento del bicameralismo paritario? FALSO: perché il Senato resta eccome!!! Composto da 100 membri nominati dai Consigli Regionali e non eletti dai cittadini. L’art. 58 che norma l’elezione a suffragio universale e diretto è stato abrogato.

“Paritario”? Il Senato non darà la fiducia al Governo: il Governo si confronterebbe unicamente con la Camera dei Deputati (e se pensiamo all’enorme premio di maggioranza dato dall’Italicum, praticamente il Governo si confronterebbe unicamente con se stesso: e i contrappesi? e il bilanciamento fra i poteri? povero Montesquieu)

Altra faccia della medaglia:

Il Senato avrà moltissime COMPETENZE: basta leggere l’art.70 (se riusciamo ad arrivare in fondo). E’ stato anche aggiunto un comma (il 2) all’art. 71, dove ancora si scrive delle competenze del Senato etc. etc.

2) La riduzione del numero dei parlamentari? Il governo NON ha preso in esame PROPOSTE ben più consistenti: ovvero l’ABOLIZIONE in toto del Senato, e anche la RIDUZIONE del numero dei Deputati. Qui invece si decurta il numero dei senatori, ma si attribuisce DOPPIO INCARICO a Consiglieri regionali e Sindaci, dando ad essi anche l’IMMUNITA’ parlamentare e qualificandoli Senatori (delle autonomie, come dicono) SENZA VINCOLO DI MANDATO, ovvero la COERENZA, rapporto di fiducia, rispetto all’elettorato “territoriale” di ciascuno di essi. Inoltre, vista la modifica dell’art. 67, i parlamentari, tutti, non rappresentano più la Nazione: parte fondamentale dell’art. 67, ora stralciata.

3) Contenimento dei costi del funzionamento delle istituzioni? A questo ha risposto la Ragioneria dello Stato: si risparmiano 49 milioni di euro, a fronte della propagandata cifra dei famosi 500 milioni! Cioè il risparmio è del 9% (ne vale la pena? è irrisorio: SI POTEVA FARE MOLTO DI PIU’). Risparmi dalla soppressione delle Province? Intanto soppressione già fatta con la legge Delrio: e però i palazzi e tutto il loro apparato sta lì, anche senza saper cosa fare (?). La Ragioneria dello Stato si è espressa al riguardo: risparmi non quantificabili, dunque le cifre presentate dalla Boschi sono prive di fondamento, solo millantate. Risparmio dalla soppressione del CNEL? la Boschi parla di 20 milioni, ma la smentisce la Ragioneria dello Stato: sono in realtà soltanto 8.7 milioni di euro. E qui non possiamo mettere in conto le spese per i “viaggi” dei Senatori dalle loro sedi amministrative, gli alberghi, i segretari, i biglietti vari etc. etc. etc.

4) La soppressione del CNEL: che dire? Se si votasse solo per questo potremmo dire di sì. Ma non si vota solo per questo. Perciò diciamo NO.

5) Revisione del Titolo V: Vogliamo che ci sia ancora più disparità fra le Regioni? Ovvero tra quelle a Statuto Speciale, i cui poteri non sono toccati, anzi aumentati, rispetto a quelle a Statuto Ordinario, i cui poteri sono del tutto eliminati? Vogliamo che sui nostri territori passino indisturbate le grandi opere? Gli inceneritori, ecc? Perché la riforma dà pieni poteri allo Stato centrale e le Regioni, di cui si vanta invece un Senato (delle regioni appunto), perdono capacità decisionale. Se si volesse riordinare la differenziazione legislativa fra le Regioni, lo si potrebbe fare senza stravolgere in tante parti la Costituzione.

La riforma SI CONTRADDICE: vuole un Senato dei territori, ma toglie voce ai territori: facessero pace col cervello!

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