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Thomas Piketty:
Non stiamo accreditando il programma di Macron

La traduzione italiana dell'intervista di Thomas Piketty per Libération

di: Chantal Samuele,

30 aprile 2017

Categorie: Europa, Politica Estera

Traduzione a cura di Chantal Samuele
 
 
Thomas Piketty: “Quanto più alto sarà il risultato di Macron, quanto più sarà chiaro che non è il suo programma che stiamo accreditando”
 
 
T.Piketty, che (al primo turno) ha sostenuto Hamon, invita a votare in massa per il leader di En Marche al fine di dimostrare che si tratta di una scelta contro il Front National, e non un voto in sostegno al suo liberalismo (di Macron, NdT). Egli ritiene che, se l’ex Ministro dell’Economia sarà eletto, dovrà necessariamente compiere dei passi a Sinistra, in particolare sull’ Europa, per non essere costretto a prendersi impegni coi nazionalisti.
 
E’ uno dei più famosi intellettuali francesi al di fuori dei nostri confini. Il suo libro, il Capitale nel ventunesimo secolo, ha venduto oltre 3 milioni di copie. L’economista Thomas Piketty è stato fortemente impegnato, dietro le quinte, durante la campagna per Benoît Hamon. Ed invita questa volta a votare Emmanuel Macron, pur non approvando in alcun modo la sua visione liberale dell’economia.
 
 
Si ricorda del suo 21 aprile?
Mi ricordo molto bene. Sceso alla Bastiglia, poco dopo i risultati, non riuscivo a stare fermo. C’erano centinaia di persone che si aggiravano con occhi spaventati, ma ci faceva bene stare tutti insieme. Poi abbiamo avuto le manifestazioni fra i due turni. Quindici anni dopo invece, nessuno sembra sconvolto, tutto è stato previsto da mesi. Ciò che mi intristisce parecchio è che sarebbe stato sufficiente per la Sinistra unirsi, per riuscire ad evitare tutto ciò. Se ci rifiutiamo di affidarci alla democrazia e agli elettori di Sinistra per risolvere le nostre differenze, come faremo ad evitare che l’onda bruna vinca la mossa successiva?
 
 
A breve ci sarà il secondo turno: Le Pen-Macron. Qual è la sua opinione su questo ballottaggio?
In primo luogo, nei prossimi giorni, non perdiamo di vista l’essenziale: dobbiamo fare di tutto affinché Marine Le Pen risulti sconfitta nel modo più ampio possibile. Capisco la frustrazione degli elettori di Sinistra, che hanno scelto Hamon, Mélenchon, Arthaud o Poutou, nel dover votare Emmanuel Macron: se la Sinistra si fosse presentata unita avrebbe potuto essere presente al secondo turno. Ma, nell’immediato, bisogna dar voce a Macron. In primo luogo affinché non si consolidi progressivamente l’idea che l’estrema destra possa un giorno prendere il potere. 70% – 30%, non è uguale a 55% – 45%. Poi, perché più sarà alto il risultato di Macron, più sarà chiaro che non è il suo programma che noi accreditiamo. Questo candidato ha messo insieme solo il 24% dei consensi al primo turno; inoltre, molti fra tali voti risultano dati per tatticismo e non per convinzione (appena il 15%). Più il suo punteggio sarà alto al secondo turno, tanto più risulterà ben chiaro che non è il suo programma ad avere vinto, ma è l’estrema destra ad avere perso. Non lasciamo credere a Macron di essere, grazie alle sue idee o alla sua persona, l’unico baluardo contro il FN.
 
 
Lei si è impegnato a Sinistra. Quale spazio trovare ora tra il progetto sovranista di Le Pen e il programma liberale di Macron?
Il blocco nazionalista ha ottenuto circa il 30% dei voti se addizioniamo Le Pen, Dupont-Aignan e una parte di (quanto raccoldo da, NdT) Fillon. Il blocco liberale – Macron e parte di Fillon – diciamo il 30%. Il blocco di Sinistra, a sua volta, il 30% – nel quale, certamente, ci sono sfumature tra le diverse tendenze. La Francia è spaccata in tre: grosso modo la triade nazionalismo-liberalismo-socialismo del libro di Karsenti e Lemieux. Ma questi confini sono fragili e non stabili. Tutto dipenderà dalle elezioni Legislative e dalla capacità di questi blocchi di unirsi. Io sono uno di quelli che rimpiange che, di fronte ail blocco liberale in formazione, la sinistra non abbia organizzato delle primarie al fine di presentare un unico candidato (Thomas Piketty è uno dei promotori dell’appello alle primarie per tutta la Sinistra, pubblicato in Libération, nel gennaio 2016, NdR). Dobbiamo impdire che la logica dello “star system presidenziale” faccia credere a Macron che tutto gli sarà possibile, una volta eletto. Macron dovrà fare proposte al blocco della Sinistra, se non vorrà sentirsi costretto a scendere a patti coi nazionalisti.
 
 
Proposte sull’Europa, ad esempio, un tema sul quale si sono impegnati durante la campagna?
Se vogliamo avere una chance di fare riconciliare i cittadini con l’Europa, lo status quo, che Macron vorrebbe confermarci, risulterebbe un enpasse. Se si vuole inserire la giustizia fiscale e sociale nell’edificio europeo, dobbiamo cambiare le regole vigenti. Abbiamo pubblicato durante la campagna elettorale un trattato per la democratizzazione dell’Europa. Noi proponiamo la creazione di un’Assemblea della zona euro nella quale le decisioni si prendano a maggioranza e non più all’unanimità. L’Assemblea potrebbe decidere per esempio di imporre un’imposta sulle società europee senza che una minoranza di paesi sia in grado di bloccare il procedimento. Il nostro progetto prevede, inoltre, che l’80% dei deputati di questa Assemblea provengano dai Parlamenti nazionali – perché sono il cuore della sovranità, atto che sono ancorati ai territori. Senza una riforma dell’Europa, Marine Le Pen continuerà a prosperare.
 
 
Lei ha sostenuto Hamon, che avrebbe promosso il suo trattato volto alla democratizzazione dell’Europa. Dopo il fallimento del vostro candidato, come sarà possibile far rivivere questa “T-Dem”?
Il dibattito europeo continua. Abbiamo pubblicato il nostro trattato riguardante la democratizzazione dell’Europa per questo motivo: perché possa essere letto da tutti. E ‘stato venduto in allegato al quotidiano italiano “Il Corriere della Sera” lo scorso fine settimana. Ed uscirà fra qualche settimana anche in Spagna e Germania. E’ in corso la traduzione in portoghese, greco, catalano, olandese, serbo e turco … Io non sono ancora pronto a smettere di portare avanti il dibattito sulla democrazia europea.
 
 
Il punteggio molto basso di Hamon, che aveva al proprio fianco molti ricercatori come lei, l’ha sorpresa?
Abbiamo indubbiamente sottovalutato quello che Jean-Luc Mélenchon aveva chiamato “dégagisme” nei confronti dei partiti esistenti. Così come la voglia di radicalismo, che si è rivolta verso il candidato della France insoumise. Resta il fatto chelui avrà bisogno di chiarire bene la sua posizione sull’Europa per espandere ulteriormente la sua base elettorale. Durante la campagna ho partecipato ad innumerevoli dibattiti con i “ribelli” Jacques Généreux o Eric Coquerel. In pubblico, l’Assemblea della zona euro che io propongo ha sembrato suscitare il suo interesse. Non possiamo limitare la riflessione democratica all’interno dei nostri confini. Deve essere espansa in Europa. Non è certamente a porte chiuse, tra i capi di Stato, che si potrà realizzare l’armonizzazione fiscale e sociale! Dalle prossime elezioni Legislative, ma soprattutto nei prossimi anni, questa è una questione che può essere parte di progetti per la ricostruzione della Sinistra. La radicalità, da sé, non è sufficiente. Non possiamo accontentarci del “piano B” e delle minacce. I “ribelli” devono specificare il proprio “piano A”. La grande lezione di questa elezione è che, unita, la Sinistra avrebbe potuto vincere. Ma solo l’internazionalismo può permettere di annullare le logiche liberali. Ho trovato stimolante, durante i dibattiti televisivi, vedere Philippe Poutou o Nathalie Arthaud rispondere a Marine Le Pen ed al suo nazionalismo anti-europeo: “Quando si ha uno stipendio basso, che sia retribuito in franchi o in euro è indifferente.” In fondo, il collante della Sinistra è la necessità di un nuovo internazionalismo democratico per superare il capitalismo.
 
 
Discorsi ed allarmi contro la Le Pen non hanno prodotto nulla: è arrivata al secondo turno. Come ritrovare le parole giuste contro il FN?
Bisogna dire perché il declino nazionale non risolverebbe nulla. Se Marine Le Pen dovesse, malauguratamente, trovarsi al potere, che politica condurrebbe? Andrebbe ancora più avanti sul dumping fiscale, sociale ed ecologico. Come il Regno Unito, che, dopo la Brexit, vuole puntare tutto sulla finanza off-shore. Come Trump, che vuole tagliare le tasse ai ricchi per attrarre capitali. Loro dicono di voler proteggere il popolo, ma vogliono proteggere soprattutto le multinazionali ed i miliardari. Questo è il trumpismo: il piano fiscale che verrà presentato questa settimana, reaganiano all’ennesima potenza, con la diminuzione dell’imposta sul reddito dal 35% al ​​15% e la cancellazione completa della tassa di successione. Sarebbe questo, la Le Pen al potere. Perché ogni paese che si ritrovi isolato entrerebbe in concorrenza con il paese vicino, e dovrebbe tentare di sedurre imprese finanziarie e grandi nomi. Allora, naturalmente, ci si potrà vendicare sui giovani francesi di origine nordafricana, che già affrontano incredibili difficoltà nel trovare lavoro. È meno complicato che colpire Microsoft e i paradisi fiscali. Ma è anche più vile, e del tutto inefficace: come si può immaginare che prendersela con chi conosce già un tasso di disoccupazione del 40% possa aiutare gli altri a trovare un lavoro?
 
 
Il triste fallimento di Hamon, che è stato sostenuto da molti ricercatori, l’ha convinta a non intervenire nel dibattito pubblico?
Io non mi pento affatto di questo impegno. Non sono mai stato un membro del Partito Socialista, tanto meno dell’attuale “partito hamonista”, e non aderirò ora. Ma ho apprezzato che questo candidato non si considerasse come l’uomo della provvidenza, ma abbia posto le basi di un’intelligenza collettiva. Tutti, collettivamente, non siamo stati abbastanza convicenti: è chiaro. Abbiamo sottovalutato l’odio degli elettori per i Partiti, il bisogno di radicalità. Non è sufficiente scrivere un libro di interventi su un trattato di democratizzazione per invertire una simile tendenza. Ma la lotta intellettuale continua. Io credo nel potere dei libri, delle scienze sociali, delle idee. E nella lotta per democratizzarne l’accesso.

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