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Burqa & Burkini

che cos'è e perché ha scatenato tante polemiche

Ci sono molti veli che le donne islamiche usano per coprire le loro teste e talora i loro volti. Essi non dovrebbero essere confusi.
I veli più controversi nel mondo occidentale sono il burqa e il niqab. Entrambi coprono il volto, ma il burqa copre anche gli occhi con una reticella. A parere di alcuni, questi abiti violano la dignità delle donne.

Qui argomenterò che delle democrazie liberali non possono proibire i niqab o persino i burqa pena cadere in contraddizione con i loro valori fondamentali.
In primo luogo, uno dei principi chiave delle democrazie liberali è il cosiddetto “principio del danno”: lo Stato non può proibire alcun comportamento individuale a meno che questo comportamento causi un danno ad altri individui. Secondo questo principio lo Stato consente ai cittadini di essere pigri, di peggiorare la propria vita in vari modi, persino di suicidarsi. Inoltre, lo Stato deve proibire il minor numero possibile di comportamenti individuali compatibile con la difesa dei diritti e delle libertà degli altri cittadini. Per esempio, lo Stato può coattivamente impedire a un cittadino di pugnalare altri o di inquinare l’ambiente comune, ma non può impedire a un cittadino di cantare perché è stonato.
In secondo luogo, le democrazie liberali proteggono in modo particolare la libertà di culto religioso: a tutti i cittadini è consentito avere le credenze religiose che preferiscono e vivere in accordo con quelle credenze, a meno che non violino i diritti e le libertà di altri cittadini. La Costituzione della Repubblica Italiana protegge questa libertà all’Art. 19 e norme simili si ritrovano nelle costituzioni di altri paesi europei, del Canada e degli Stati Uniti.
Poiché nessun danno ad altri deriva dal fatto che una donna stia indossando un niqab o un burqa e poiché questo comportamento è motivato da una credenza religiosa, le donne devono essere autorizzate a indossare vestiti di questo tipo se lo desiderano. Chi voglia proibire l’uso di questi abiti deve o rifiutare i principi summenzionati (e con ciò uscire dal solco della democrazia liberale) oppure essere logicamente incoerente.
Dunque i principi della democrazia liberale impongono che il niqab e il burqa non siano proibiti. Gli uomini politici e le autorità che supportino una tale proibizione si pongono in violazione degli assunti cardine dei nostri sistemi politici e legali.

Ora vorrei esaminare alcune obiezioni.
Una prima obiezione afferma che le donne non scelgono di indossare niqab e burqa, ma che esse sono costrette dai loro mariti o padri. Una risposta naturale a quest’obiezione è che la coercizione va provata su base individuale, caso per caso. Non si può semplicemente presumere che la scelta di un altro essere umano non sia libera, perché ciò spianerebbe la strada a livelli intollerabili di paternalismo statale. Tutte le scelte fatte da adulti in grado di intendere e di volere sono considerate libere, a meno che non ci siano delle ragioni specifiche in quel caso individuale che suggeriscano che l’agente è stato sottoposto a coercizione. L’onere della prova ricade su chi voglia mostrare che la scelta dell’agente non sia libera.
Una seconda obiezione afferma che i veli per le donne sono un simbolo del patriarcato e quindi per loro natura intrinsecamente negativi e oppressivi. Anche se ciò fosse vero, non sarebbe una buona ragione per proibirli. Le donne islamiche hanno un diritto umano inalienabile a supportare il patriarcato, se così desiderano, e ad aderire a fedi religiose patriarcali. Lo Stato non può comprimere questi diritti se non per la protezione di altri cittadini.
Una terza obiezione afferma che questi veli ostacolino l’identificazione delle persone da parte delle forze dell’ordine. Ciò è vero, ma l’ostacolo è minore perché una donna può senz’altro brevemente alzare il velo per consentire a un agente di vedere il suo volto se l’agente ne fa richiesta. Di conseguenza, la libertà di culto e il principio del danno hanno la meglio su questo lieve fastidio per gli agenti delle forze dell’ordine.
Una quarta obiezione, recentemente fatta dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, sostiene che il niqab e il burqa ostacolano l’integrazione delle donne islamiche nelle società occidentali. Ciò è innegabilmente vero, ma anche in questo caso questa preoccupazione cede il passo rispetto alle libertà dell’individuo. Infatti ci sono molti comportamenti che ostacolano l’integrazione in una società che sono ciononostante consentiti da una democrazia liberale. Per esempio, se un migrante conserva la fede religiosa che aveva prima della sua emigrazione si integrerà più lentamente e con più difficoltà che nel caso in cui si converta alla fede religiosa maggioritaria del paese in cui è arrivato. Tuttavia, una democrazia liberale autorizza il migrante a non convertirsi. Inoltre i cittadini del luogo sono liberi di avere posizioni religiose o politiche fortemente minoritarie o di nicchia (per esempio, essere un mormone o un testimone di Geova o un maoista) anche se ciò li rende meno integrati nella società. Ciò mostra che i timori sull’integrazione cedono il passo di fronte alle libertà individuali.

Una polemica recente concerne l’uso del “burkini”.
Alcuni sindaci di destra della Francia meridionale lo hanno recentemente proibito. Ma il mio argomento funziona anche per il burkini: a causa della libertà di religione e del principio del danno, le donne islamiche devono essere autorizzate a fare il bagno in quei costumi.

PS. Stando al parere di alcuni, la legge italiana al momento proibisce i niqab e i burqa. Ciò è molto probabilmente falso. È vero che esiste una legge italiana (L. 152/1975, poi modificata dalle LL. 533/1977 e 155/2005) che proibisce ai cittadini di indossare caschi da motociclista o altri oggetti che coprano il viso in pubblico. Lo scopo di questa proibizione è rendere più facile alle forze dell’ordine l’identificazione di persone partecipanti a manifestazioni pubbliche, ma la proibizione vige solo in assenza di un “giustificato motivo” e i tribunali italiani hanno costantemente sentenziato che la pratica religiosa è una di questi giustificati motivi. Per quanto ne so, nessuna donna è mai stata condannata in via definitiva dal sistema penale italiano perché stava indossando un niqab o un burqa.

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