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Quando la democrazia è stata sostituita dall’economia

Il profitto prima dell’uomo

Una delle crisi peggiori si è abbattuta sull’uomo moderno: la crisi dei valori. Ormai ridotto a semplice strumento di produzione, l’uomo è stato inghiottito dalla logica del numero, che ha portato ad un’oligarchia che non è più politica bensì economica: grandi ricchezze nelle mani di pochi. Ciò si traduce in un’appropriazione indebita dei diritti sociali a discapito anche della meritocrazia. Ci siamo però dimenticati un passaggio fondamentale: secondo la famigerata teoria contrattualistica lo Stato nasce in seguito ad un accordo volontario, parola chiave, fra cittadini e sovrano; i cittadini trasferiscono la sovranità nelle mani dei governanti con la promessa che questi operino per il bene comune. Oggi però la logica individualistica ha superato quella comune, contribuendo alla nascita dell’”homo oeconomicus” e facendo sì che ognuno pensi alla propria crescita personale; con l’affermarsi di tale modo di pensare abbiamo perso il vero senso della parola “democrazia”. A tal proposito, è interessante considerare una definizione dataci da Karl Popper, filosofo del novecento, che appare estremamente attuale e lungimirante: “Democrazia” significa letteralmente “governo del popolo” ma il significato letterale del termine aiuta poco perché, in realtà, il popolo non governa da nessuna parte. In tutto il mondo governano i governi e il massimo che il popolo può chiedere, e di fatto chiede, è che i governi governino nel modo migliore possibile”. Stando dunque alla definizione di Popper possiamo soltanto fare una considerazione: attualmente il mondo è governato da un imponente tiranno che chiamiamo economia. Oggigiorno, infatti, abbiamo regimi politici che più che pensare al benessere comune sottostanno ai dettami di grandi istituzioni economico-finanziarie, basti pensare all’Unione Europea che sta attraversando una profonda crisi perché non risponde più a bisogni sociali ma solo monetari. Un esempio proveniente dalla realtà italiana, e più che mai attuale, è la questione riguardante la riforma costituzionale, una riforma voluta dalle grandi organizzazioni bancarie e dai cosiddetti “poteri forti”, che va a discapito dei cittadini e della democrazia in primis.

 
L’essere umano sta attraversando un “secolo buio” dal quale uscire sembra sempre più difficile, a causa anche di continue manipolazioni mediatiche che senza rendercene conto entrano fin dentro casa nostra facendoci convincere che questa società sia giusta. Oggi, il pianeta uomo è considerato anche da alcune socialdemocrazie come semplice fruitore di servizi, basti pensare alla Scandinavia, dove esiste un grande paradosso: da un lato, quello più esterno, un tenore di vita elevato, con servizi efficientissimi, dall’altro lato, quello che attinge alla sfera più intima dell’essere umano, un grave disagio provocato dall’ossessione continua del massimo risultato. E così facendo sembra di assistere ad una retrocessione che ci porta fino alle monarchie ed in particolare alle forme di assolutismo regio, dove governava il mercantilismo, dottrina economica fondata sul principio che la ricchezza di un Paese si identifica con la quantità di moneta posseduta e di merce prodotta. In uno scenario così drastico, c’è chi come si sul dire “ci ha visto lungo”; non posso, quindi, fare a meno di citare una parte dell’enciclica di Papa Francesco “Laudato sì”, dove il pontefice esorta al dialogo fra economia e politica. In particolare in questo passo viene criticato un sistema, che è proprio quello attuale italiano, il quale ormai è sempre più attento al salvataggio delle banche facendo pagare il prezzo più alto ai cittadini e ciò riafferma un dominio assoluto della finanza, che però a lungo andare potrà creare soltanto nuove crisi. Siamo tutti tormentati dal mito della “massimizzazione del profitto”.

 
Un peso rilevante in questo processo lo ha avuto l’affermazione del neoliberismo, dottrina economica, ormai prevalente nel nostro sistema, secondo la quale i mercati sono in grado di autoregolarsi, per cui l’intervento statale deve essere limitato il più possibile. Inoltre, la corrente neoliberista, spinge per la privatizzazione di settori quali la sanità, la scuola e tutto ciò che concerne la dimensione pubblica, ovvero proprio le aree dove più si manifestano i bisogni sociali ed etici dell’uomo.
Come porre rimedio ad un processo che ormai sta prendendo sempre più le sembianze di una china scivolosa? Una soluzione in tal senso potrebbe essere rappresentata dall’affermazione e diffusione di una politica sociale che si rivolge in primis all’essere umano e ai suoi bisogni. Uno stato, dunque, che ritorna alle proprie origini mettendo in primo piano l’individuo come obbiettivo del suo operato e questo ruolo chiave non può che essere svolto da una nuova e grande forza di sinistra, la quale vogliamo nasca al più presto. Ciò che sinceramente mi auspicherei di vedere un domani è un’amplificazione del welfare state, ossia una maggiore attenzione a tematiche quali l’Istruzione, la sanità, le disparità di genere, ma soprattutto i diritti umani, per i quali abbiamo numerosissime convenzioni, già a partire dalla Francia rivoluzionaria del 1789 con la redazione della “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino”, e oggi prima fra tutte la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, la quale come tristemente sappiamo, non molto tempo fa, è stata negata dal governo turco. E allora ciò che da giovane e da cittadina italiana, europea e del mondo mi viene da chiedermi è: quando abbiamo sostituito la parola democrazia con la parola economia?

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