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Ciao, compagno professore

Luciano Gallino. Ricordo personale di un riformista "rivoluzionario"

Di Luciano Gallino conservo un ricordo personale. Risale al maggio 2014, durante la campagna elettorale per le europee.

Organizzammo con i compagni e le compagne del circolo città futura di Catania una presentazione pubblica del suo saggio Il colpo di stato di banche e governi.  Ricordo ancora il garbo con cui la moglie Tilde accoglieva le mie telefonate  e le filtrava, avevo sempre il timore di disturbare e il professore era già allora molto malato. Ho impresso nella mente  la cura con cui  aveva preparato il suo intervento in videoconferenza.

Un giorno  gli  chiesi  se era possibile parlare con un  suo collaboratore , non volevo appesantirlo con questioni tecniche come il software da usare per la videoconferenza, ma Luciano Gallino mi rispose che curava personalmente questi dettagli, aggiungendo con tono ironico che alla sua età non si poteva permettere dei collaboratori.

La videoconferenza andò bene, nonostante i nostri mezzi rudimentali, e il professore interloquì con noi per oltre un’ora su temi non proprio facili come la riforma del sistema finanziario e  il grande inganno con cui le classi dirigenti europee hanno mascherato una gigantesca crisi bancaria, presentandola come una crisi del debito sovrano dei singoli stati dell’Unione. Un vero colpo di stato, secondo la sua definizione. Eppure nonostante tutto in sala non si sentiva volare una mosca.

Conoscevo la sua opera sia come autore che come curatore e traduttore di Herbert Marcuse  per la casa editrice Einaudi.  Mi aveva colpito come nella sua parabola intellettuale fosse passato dalla traduzione de L’uomo a una dimensione a un saggio come Il colpo di stato di banche e governi. Due testi fondamentali per comprendere le dinamiche sociali nel passaggio fra l’epoca del fordismo maturo e il mondo globalizzato e finanziarizzato di  oggi.

Marcuse  si deve l’intuizione, già agli inizi degli anni sessanta, di come la civiltà dei consumi avrebbe in breve annullato non soltanto la possibilità teorica ma anche la pratica concreta di un pensiero alternativo.

La democratizzazione dei consumi di massa e la liquidazione dell’alta cultura , infatti, avrebbero  fatto il gioco della mercificazione e dell’omologazione imposta dal capitalismo.

Non più una tensione al cambiamento e alla  trasformazione, ma una società de – eroticizzata in cui persino il sentimento più nobile, l’amore,  subiva un’inesorabile frammentazione in una serie di atti di godimento individuale.

Non un percorso di liberazione ma, per usare le sue stesse parole,  una desublimazione repressiva,  in cui il desiderio non favorisce il progresso e il miglioramento individuale o collettivo ma è perfettamente funzionale ai ritmi e ai tempi delle catene di montaggio in fabbrica.
In questo paradiso artificiale fatto di atti di consumo e di godimento istantanei moriva secondo Marcuse la possibilità stessa di “un pensiero negativo” , che dialetticamente indirizzava verso la trascendenza e il rovesciamento rivoluzionario del presente.
A me pare che l’ultimo Gallino completi e perfezioni l’opera di Marcuse .

Se il francofortese scriveva nel pieno del boom economico, almeno in Occidente, quando ancora il paradigma economico era di stampo produttivista,   Gallino ci prospetta un quadro storico in cui l’avvento delle nuove tecnologie,  la rimozione di ogni vincolo alla libera circolazione mondiale dei capitali e scelte politiche  completamente asservite ai dogmi della globalizzazione neoliberista conducono al medesimo risultato : un mondo senza alternative e un uomo a una dimensione.
Quando Margaret Thatcher riformò la borsa di Londra negli anni ottanta , introducendo il meccanismo per cui i prezzi delle azioni  venivano registrati e mutavano istante dopo istante, non poteva immaginare che da lì a poco la rivoluzione informatica e la liberalizzazione dei servizi finanziari avrebbe esposto interi popoli alle conseguenze nefaste di una tempesta finanziaria . E che questa potesse essere scatenata da un  algoritmo elaborato da potentissimi calcolatori elettronici al servizio di piattaforme di trading di un singolo fondo di investimento o di una banca.

Un quadro deprimente,  se si considera che l’ideologia neoliberista egemone,  studiata nelle università e interpretata dalle classi dirigenti di tutto il mondo, si basa sulla rappresentazione palesemente falsa di mercati in cui operano individui che prendono sempre decisioni razionali, mentre scelte totalmente irrazionali, o addirittura automatiche, presiedono ai meccanismi di estrazione di valore del capitale finanziario globalizzato.

Un aspetto di quella che Gallino chiamava la “stupidità” del mondo di oggi.
Sono convinto che i grandi intellettuali contemporanei si dividano in due categorie, da una parte i chierici, che tradiscono l’aspirazione più alta della loro vocazione e  si vendono ai potenti di turno  per un  piatto di lenticchie , dall’altra parte gli intellettuali onesti, che non sacrificano alle carriere accademiche o politiche il posto d’onore che occupano  nella  battaglia delle idee.
Il pensiero di questi ultimi tende ad essere venato di pessimismo, e così pure il pensiero di quel grande e onesto intellettuale che è stato Luciano Gallino. Non più tardi di  qualche giorno fa, infatti, presentava  il suo ultimo saggio su Micromega  con queste parole : “Abbiamo perso, ha vinto l’ideologia neoliberale”.
Ma in lui l’abisso che separa il pessimismo della ragione dall’ottimismo della volontà era riempito da un saldo e tenace riformismo. Così tanto fuori moda da apparire rivoluzionario.

Scriveva Luciano Gallino :

“ La Ue avrà un futuro soltanto se e quando una diversa generazione di politici riuscirà a riportare la finanza alle sue funzioni primarie, funzioni che sono indispensabili per l’economia e la società, a condizione che la finanza sia strutturata e operi in veste di ancella di queste piuttosto che, come oggi avviene, in veste di padrona assoluta”.

Credo che il miglior modo per ricordarlo stia nell’impegno quotidiano e collettivo perché questa profezia   diventi realtà.

 

Alberto Rotondo

Vive a Catania. Attivista politico antirazzista, antisessista e antispecista. Si interessa di questioni economiche e di politica europea e internazionale.

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