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E’ IMBARBARIMENTO PARLARE DELL’IMBARBARIMENTO

Poesie dal cambio dei mezzi di produzione n. 4

di: Francesco Pancetta,

6 luglio 2016

Categorie: Cultura, Letteratura

Pubblichiamo con piacere una poesia estratta dalla raccolta: “POESIE DAL CAMBIO DEI MEZZI DI PRODUZIONE dall’eterno presente all’essente” donataci dall’autore Francesco Pancetta. Un aggregato paradossale poetico, di flussi mutanti e mai uguali in cui il racconto frenetico del procedere contraddittorio del movimento del Capitale nella Storia che impietoso e indifferente trasforma uomini e società in nome del profitto, si fonde con l’infinito mutare dei cosmi e delle nostre coscienze e universi, in un’epoca rivoluzionaria di cambio totale del sistema produttivo e di conseguenza di cambio culturale e sociale. Il racconto in poesia del varco e del viaggio che va dall’eterno presente nevrotico consumista all’essente materico di rottura di tutte le vecchie unità di misura, in cui ogni cosa è tutte le cose. Dove siamo solo essere umani dispersi nel mistero. Solo cose tra le cose nelle cose di cose dentro cose di cose.

La poesia E’ IMBARBARIMENTO PARLARE DELL’IMBARBARIMENTO è contenuta nel capitolo intitolato “L’eterno presente”.

 

 

E’ imbarbarimento parlare dell’imbarbarimento
l’imbarbarimento non è l’imbarbarimento
è tutto quello che è ancora umano
poi pompini budella e super mercati nel black friday della dignità
a dare colore alla morte
e di corsa nella melma a sparire nella plastica
soffoco sono vivo
mi fate schifo mi fanno schifo mi faccio schifo
sono l’impotenza
il silenzio digiuno della natura
non posso più mangiare altra fame
i territori si perdono con le auto che raggiungono
insoliti lucernari trattenuti dal piombo
qui ci sono quelli che uccidono per fare un gol
e quelli che si gettano nei televisori poco prima della prima serata
poco lontano altre bestie divise tra loro in recinti di lacrime
gorgheggiano in attesa di cascate di dati al chiaro di luna
corpi in sacchi neri bruciano fosse piene di corpi in sacchi neri
le strade non si chiudono alle strade
ancora catrame da leccare con i piedi
il tuo show è già cominciato
e la sciarada si chiama con i nomi dell’ultima pagina di un elenco vuoto
poi nonostante la nuova lista di superstiti
la pianura ospita altra nebbia
come quelle persone che attendono
nella pancia di un bus
che passi la luce
ed altre ore si possano riordinare

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