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Idomeni: la vergogna continua

Il dramma dei profughi tra il falso buonismo dell'UE e gli sforzi dei volontari della missione Melting Pot Europa

di: Chantal Samuele,

27 marzo 2016

Categorie: Diritti, Europa, Politica Estera, Società

L’intesa raggiunta fra l’Unione europea e Ankara è mistificata dai buoni propositi: pare che la civilissima Europa si preoccupi davvero per i numerosissimi migranti che hanno perso la vita in mare, e per sfavorire pratiche di abusi e scafismo, eccoci all’alternativa, l’unica possibile: rimanere in Turchia; chiunque raggiunga l’Europa illegalmente (e come sarebbe mai possibile raggiungerla legalmente, per i profughi?) verrà rispedito in Turchia. D’altro canto, per ogni immigrato espulso, un siriano ora presente in suolo turco sarà ammesso in Europa. Ne ha dell’assurdo? Aggiungiamo a siffatta situazione che i ricollocamenti non saranno avviati sino a che non ci sarà un numero corrispondente di migranti da espellere in Turchia. Il funzionamento di tale sistema non è per nulla chiaro, ma viene indicatoci un tetto massimo: 72 mila. Numeri che hanno del ridicolo considerando che in Turchia sono già presenti più di due milioni di profughi. Il tutto ovviamente ha una contropartita finanziaria: verranno stanziati ben 6 miliardi di euro per delegare la gestione del problema alla Turchia (oltre alla riapertura dei negoziati per l’adesione all’UE).
Teniamo bene a mente i 6 miliardi di cui si sta parlando e spostiamo ora la nostra attenzione in Grecia, ove la situazione parrebbe raccapricciante per qualsiasi essere umano dotato di coscienza.

Sabato, è iniziato lo svuotamento del campo profughi di Idomeni, sul confine con la Macedonia. I lavori sono stati rallentati dalle inondazioni provocate dalle piogge.
“In questo momento, i profughi stanno vivendo nel fango” – ci spiega Sabrina Yousfri, partita anche lei con la missione Melting Pot Europa – “e la disperazione generale è evidente”.
“Non abbiamo scelta, dobbiamo andare via da qui, aiutateci a riaprire le frontiere” la pregano i migranti, “Abbiamo paura della polizia macedone, quelli ti picchiano e ti riportano in Grecia” le dicono, raccontando di avere già passato il confine una volta. Gli agenti li avrebbero presi, malmenati e derubati del poco che avevano.
“Ci troviamo nel cuore della civilissima Europa, ma non scorgiamo una sola Organizzazione governativa, né a Idomeni, né a Licastro, né a Salonicco” – prosegue Sabrina – “A Licastro, i volontari partiti con Melting Pot Europa hanno realizzato da soli un campo profughi in un autogrill. Sono circa 3000, uomini, donne e bambini, cui abbiamo offerto loro aiuto e beni di prima necessità”.
Pare che la polizia sorvegli anche i volontari stessi, oltre che gli immigrati: “I volontari non possono spostarsi liberamente, né distribuire soccorsi previo controllo delle forze dell’ordine. Le donne partoriscono come bestie, senza alcuna assistenza medica”.

Vengono patiti freddo e fame, nella civilissima Europa, mentre noi noncuranti continuiamo lo zapping fra una notizia e l’altra. Di fronte a tanto dolore, ricordate la somma sopracitata? 6 miliardi di euro sono stati porti alla Turchia senza remore, ben 6 miliardi. Con una simile somma sarebbe stato logico ed etico assieme predisporre un meccanismo di accoglienza adeguato, e per ben più di 72mila persone. Sarebbe nondimeno stato possibile creare un meccanismo di inserimento dei profughi nella società. Ma l’Europa, l’Europa dei governanti perfetto specchio dei governati, ancora una volta mette mano al portafogli, coprendosi gli occhi di fronte a barbarie degne della civilissima Europa.

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