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Le vaccinazioni di massa

quando una strumentalizzata idiozìa sconfigge la scienza

di: Roberto Gramiccia,

26 marzo 2017

Categorie: Cultura, Salute, Scienza, Società

Che cosa c’entrano i vaccini con la fine delle narrazioni tipica del postmoderno? A costo di sembrare stravagante, io dico che c’entrano moltissimo. C’entrano perché il ritenere qualsiasi teoria equivalente ad un’altra e il teorizzare l’evaporazione dei grandi racconti ha prodotto due risultati almeno. Da un lato la liquidazione delle idee forti e dall’altro l’affermazione del pensiero unico neoliberale, divenuto senso comune.
 
Trascuriamo per una volta il secondo aspetto. E concentriamoci sul primo. Ebbene, prima che si affermasse questo mantra, nessuno avrebbe messo in discussione lo strumento di massa (le vaccinazioni appunto) che ha permesso di cancellare dal pianeta la piaga di una malattia come il vaiolo e di sconfiggere la poliomielite in larga parte di esso. La vaccinazione antivaiolosa oggi non è più necessaria perché questa malattia è stata eradicata in tutto il mondo.
Lo stesso non può dirsi per tante altre malattie che ancora flagellano territori sconfinati. L’utilità delle vaccinazioni per decenni è stata un’idea forte. Ma, come tante altre, questa idea oggi è stata messa sullo stesso piano di informazioni parziali, surrettizie o palesemente demenziali che traggono l’unica loro legittimazione dal fatto di essere messe in rete.
 
Il meccanismo è lo stesso che autorizza qualsiasi idiozia a farsi strada solo perché c’è qualcuno che la sostiene e la può diffondere gratuitamente. Mi viene in mente per pura analogia la presunta legittimazione dei candidati del movimento 5 stelle che si pretende di spacciare come l’espressione di una scelta democratica perché selezionati, quando va bene, da qualche centinaia di persone, che hanno usufruito della benedizione della rete, una specie di mistica fonte battesimale.
 
Mi intrattengo su questi aspetti perché per avere sulle questioni relative alle vaccinazioni notizie più di dettaglio, certe attendibili e corrette da un punto di vista clinico ed epidemiologico, basta consultare il sito dell’Istituto superiore di sanità. Per chi abbia legittimamente voglia di avere notizie precise le fonti sono a disposizione, basta scegliere quelle attendibili. Quella già citata, l’OMS, l’Unicef e così via. Se usiamo questo sistema, che falsifica drammaticamente gli assunti del mainstream postmoderno, scopriremo che la pericolosità delle vaccinazioni è pressoché nulla se confrontata agli enormi vantaggi che produce sulla salute individuale e su quella pubblica.
 
Volete un esempio facile facile? Anche la penicillina in un caso su un milione può produrre una reazione anafilattica, eppure questo antibiotico ha cambiato in positivo la storia dell’umanità. E ancora. Vi siete mai informati sulla pericolosità nell’uso dei mezzi di trasporto. Lo sapete che c’è una fascia d’età in un cui la prima causa di morte sono gli incidenti stradali. Andare in motorino o in bicicletta espone a rischi rispetto ai quali quelli correlati alle vaccinazioni scompaiono. Come paragonare un granello di sabbia con un elefante.
Ma per proteggersi dall’idiotismo imperante c’è bisogno di una presa d’atto un po’ più complessa. Proprio per questo ho deciso di dare a questa riflessione un taglio eterodosso. Provare a far capire perché le bufale si impongano oggi con tanta facilità significa, infatti, avvicinarsi a comprendere l’essenza del tempo che viviamo.
Dopo di che, c’è un dato che conferisce una drammatica specificità al fenomeno di surrettizia problematizzazione di un sistema preventivo semplice economico e praticamente privo di effetti collaterali statisticamente significativi. Chi non fa vaccinare il proprio figlio non solo si assume la responsabilità che si ammali ma anche quella di consentire che bambini più fragili, perché già malati e immunodepressi o in età precoce, vengano a contatto con agenti patogeni potenzialmente mortali.
 
È successo recentemente ad Ancona, dove un bimbo di sei mesi, affetto da morbillo, è stato ricoverato in condizioni critiche all’ospedale pediatrico Salesi. Il piccolo non era ancora vaccinato perché non aveva compiuto i 12 mesi di età come previsto. I suoi genitori, giustamente, insieme alla pediatra del bambino, hanno diffuso una lettera rimbalzata sulla stampa e sui social in cui (ironicamente) si ringrazia: “chi non vaccina i propri figli consentendo il dilagare di una malattia che nel 2017 sarebbe dovuta essere estinta”.

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