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Sulla Sensibilità…le ragazze che non sono “strumentalizzabili”

Siamo o non siamo tutti delle valvole?

di: Silvia Palladinelli,

29 Maggio 2016

Categorie: Cultura, Letteratura

Oggi mi sono presa del tempo. Del tempo per me. Del tempo per riflettere su cose diverse.

Ma sono anche uscita con il mio motorino per prendermi un caffè con un paio di amici. Sono stata sola prima e dopo… Si, perché spesso sento il bisogno di stare sola.

Prima di arrivare al bar ho fatto tanti giri, di cui alcuni proprio impensabili. In particolare ho guidato fino alla cima di una collina. Il perché l’ho fatto non lo so. Ma so che lì mi sono fermata, mi sono seduta sull’erba bagnata per poi buttare gli occhi all’orizzonte… E no, non mi sono accesa nessuna sigaretta.

Spesso viaggio col motorino senza avere una meta. Giro per la mia città guardando i volti della gente, cercando di capire cosa possa provare un vecchietto seduto da solo su una panchina dei Giardinetti, o a cosa stia pensando quella ragazza che attraversa le strisce di Via Aldo Moro con aria fiera.

Eppure oggi non l’ho fatto. Io su una collina ci abito già, ma oggi la mia non mi bastava. Oggi quella casa abbandonata in mezzo agli alberi che sta a cento metri da casa mia non mi apparteneva, non era più mia.

Così ho capito che oggi era un giorno diverso, e lo è ancora. Quando ho capito che la casa abbandonata non mi “piaceva”, ho vagato. Sono stata per quasi un’ora a cercare il MIO posto in una città, una realtà, un contesto che sento estranei. Non mi appartengono più. E non l’ho scritto su Facebook, ma ho spento il telefono. La benzina mi stava finendo e allo stesso tempo anche la mia tranquillità era agli sgoccioli.

Allora eccola! E’ lei! Quella collina se ne stava lì, immutata, immobile… Mentre io correvo col mio Liberty in mezzo alle macchine guidate da persone a me sconosciute, lei mi guardava e ho capito subito che sarebbe stata quella giusta per me. Un po’ mi dispiaceva disturbarla: io sto sempre a mille, ho sempre qualcosa da dire o una battuta da fare, invece lei non dice niente. Lei è muta. Ed è per questo che mi piace.

Mi siedo, e lei mi ascolta ma io non parlo. Lei sa ascoltare i miei pensieri, il mio sguardo… Lei ascolta la mia voce. Lei ascolta la vera Silvia. Silvia piange ma senza sapere il perché. La collina è già bagnata, due gocce in più sono nulla rispetto al tutto. Ecco che mi sento capita, perché per la prima volta qualcuno mi ha lasciata parlare, mi ha sentita dentro mentre fuori mi sfogavo. E quando tutti i miei dubbi, le mie paure e le mie perplessità sono stati cacciati via da dentro, Lei se li è caricati, per me erano insostenibili. Lei certe cose le accetta, io no. Non sono capace di farlo. Io non capisco, non mi capisco, ma non accetto il fatto che gli altri non capiscano me. Non mi piace che se io dico A, gli altri capiscano B. Perché se dico A, sono sola nel dirlo? Invece no, sulla MIA collina che da oggi chiamerò Amica io sola non ci sono mai. Su di lei passano i volti della gente come davanti a me attraversano le strisce i ragazzi, su di lei si scagliano le intemperie e su di me le paure, le angosce. Siamo sicuri di essere così diversi, Amica? Sei sicura di non voler dirmi niente? Sei sicura che vuoi lasciarmi parlare senza intervenire mai? Ben venga, Amica. Il mio è un sentiero interrotto. Interrotto da scelte e convenzioni. Nel mezzo di queste, soffoco. Allora Tu sei la mia valvola, un polmone che neanche il fumo del drum riuscirà a distruggere, un polone che sarà lì, per sempre. Tu non cambi. Tu ci sei. Le persone, gli altri cambiano, Tu NO! Tu ci sarai sempre per me e io da te verrò spesso, verrò per sentire il profumo che emani in Primavera, per sentire il fruscio delle foglie che, inconsistenti, si staccano dagli alberi in Autunno, verrò da te per sentire il SILENZIO dell’Inverno, che poi è il più pregno di suoni misteriosi.

Io, però, sono una valvola come te e come tale ho bisogno di laciar passare l’aria sulla mia pelle.

Allora lascio tutte le mie paure alle spalle e vado a prendermi un caffè con Giacomo e Leonardo, Amici da una vita. Loro mi capiscono, loro sanno tutto di me… Lo sanno che sabato mi sono lasciata con Ale… Lorosanno cosa significa PAURA, sanno cosa significa INCERTEZZA… Quindi parliamo e lasciamo le nostre parole al vento, quello fresco di primavera, mentre il caffè è bollente e ci rasserena dentro, ci appaga… E noi siamo più liberi di esprimerci. E ci accendiamo anche una sigaretta, il fumo grigio mi invade gli occhi, così non vedo. Il mio cervello però è più libero, è leggero come le foglie inconsistenti d’Autunno… Allora parlo, parlo anche con loro, i miei amici. E scherziamo, ridiamo, ci raccontiamo barzellette infinite. Infinita è, in questo momento, la nostra amicizia. Lo sarà per sempre, perché loro sono gli amici di sempre, quelli di una vita. Quelli che quando piangi ti stringono forte in un abbraccio, senza lasciarti andare, quelli che sanno quando possono restare, e quando lasciarti andare sulla collina, da SOLA. Loro sono per sempre come Lei, come Amica. Einstein in un suo scritto diceva qualcosa riguardo il Tempo e lo Spazio. Diceva che i due esistono finché l’uomo esiste, dopo smettono di essere. Eccome se aveva ragione. Il tempo per Amica forse non esiste, ma lei lo vede passare, inesorabile. Io lo SENTO passare. Sento i nonni andare via giorno dopo giorno, senza ritorno. Perché si muore gradualmente, non tutto d’un fiato. Io il fiato me lo tolgo da sola. Fumo. Ma cosa ne valgono dieci minuti in più se poi per me Amica rimane sempre lì? Luca e Manuel non se ne vanno di certo, non da Silvia, e poi anche loro si tolgono il fiato. Ma a noi piace così, non è un obbligo. La loro amicizia non finirà mai. Sono miei, loro sì che mi appartengono, non come la casa abbandonata in mezzo agli alberi o la mia collina che da un giorno all’altro non è più MIA. Loro per me SONO. Loro sono le mie VALVOLE, sono il mio PEACE-MAKER, loro non si toccano. Si condividono.

Ma Silvia continua a piangere anche dopo gli abbracci, e la visiera del casco si appanna, ma la strada la conosce a memoria, la vista non le serve. Le basta la memoria. Piange fino a che non arriva da Amica, lì smette.

Perché?

Perché Amica sì che mi rassicura. Perché amica non si condivide, amica E’ e sempre sarà. Perché amica non ti abbraccia, amica ti SENTE.

Torno in camera che è sera, e mi rendo conto che non ho fatto nulla oggi, che mi sono dimenticata di comprare il latte, il pane e quante altre cose.

Mi rendo conto che però, dietro di me, non c’è nessuno. Nessuno mi rincorreva. Ma io già lo sapevo. Che mi sono girata a fare? Dentro di me lo so che Amica non si muove, che sono io che mi muovo verso Lei…

Eccomi, sono di nuovo SOLA.

E domani ho scuola. Mi sono dimenticata di ripassare Freud, che ho l’interrogazione di Arte, che ho il compito di Fisica e che sto sotto zero. Io immagino cosa mi diranno i professori: “Ti metto 6 per l’incoraggiamento, stavolta non hai studiato.” Stavolta?? E’ da tanto che non studio, non mi va.

A cosa serve studiare se poi ho Amica che con un silenzio mi insegna molto più di mille parole? E io che ancora sto a sentire quei professori che ti rimproverano perché non entri a scuola, perché stai disattenta o perché stai fuori tutta l’ora… Loro che ne sanno? Non vi potete considerare Giacomo o Leonardo né tanto meno Amica. Se parlate mi fate solo arrabbiare perché VOI non capite, voi non sapete… O forse fate finta di non sapere…

Più mi urlate contro più io non vi ascolto ed ecco che piango.

Piango per rabbia io. Quando non hai nessuna VALVOLA come fai a sopravvivere? Chi ti fa da intermediario fra te stesso e il mondo? Tra te e Amica? Tra te e gli amici di una vita? Tra te e la scuola? Tra te e i professori “ingenui”?

Nessuno.

E allora si può veramente sfuggire dalla propria solitudine? Se sì, come si può farlo?

Bisogna conoscersi.

SII LA VALVOLA DI TE STESSO.

E non è finita qui.

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