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Vaccini: un dovere non un obbligo

per tutelare tutti i cittadini

di: Davide Di Lorenzo,

13 giugno 2017

Categorie: Salute, Società, Stato Sociale

Quando la politica diventa tifo, tutti gli argomenti, anche quelli più specialistici, dividono le persone in pro o contro senza, spesso, avere nemmeno gli strumenti per poter prendere una decisione ponderata.
In queste settimane, la pietra dello scandalo è stata la proposta di legge sui vaccini.
 
È vero, bisogna fare una premessa, da quando internet è alla portata di ciascuno di noi, il web è pieno di tuttologi, gente che dall’alto di tre articoli letti sui siti più improbabili e due video visti su youtube pensa di essere in grado di esprimere un’opinione su tutto.
Nessuno si farebbe mai costruire una casa da chi ha come unica esperienza l’aver letto un paio di commenti su come si fa il cemento su Facebook ma, paradossalmente, gente con questa improbabile formazione può dare consigli sulla salute delle persone… E c’è qualcuno che gli da anche retta!
L’emblema di quello che potremmo definire “ignorantismo internettiano” sta proprio in queste discussioni sui vaccini dove più è bassa la qualifica e più ci si ritiene esperti, dato che i libri di medicina, scritti da Big Pharma sono quelli che allontano le persone dalla VERITA’ mentre un video girato da un quindicenne con la telecamera comprata con la paghetta dei genitori e caricato su youtube diventa l’ultimo baluardo contro lo strapotere della lobby del farmaco.
 
Sui vaccini si è detto di tutto ed il suo contrario e con questo articolo non voglio fare una meta analisi dei dati raccolti in anni ed anni di vaccinazioni, dato che studi e pubblicazioni sono presenti sulle più importanti riviste scientifiche e quindi sono a disposizione di chiunque abbia voglia di dedicare un po’ di tempo (diciamo un lustro) allo studio di questi argomenti.
 
È invece interessate valutare l’effetto politico di questo tipo di discussioni.
Da una parte abbiamo una fazione, capeggiata dalla ministra Lorenzin, che pensa di avere l’autorità morale per poter obbligare a delle cure mediche dei bambini.
Forse la ministra si è dimenticata di far parte dell’ennesimo governo nominato da un Parlamento eletto con una legge elettorale dichiarata illegittima dalla Consulta.
Saremmo dovuti tornare a votare già da anni per riportare ad una nomina veramente democratica questo Parlamento mentre invece i governi che si sono succeduti hanno fatto orecchie da mercante e non solo non si sono limitati all’ordinaria amministrazione ma, come in questo caso, si sono spinti addirittura nell’ambito più privato, cioè nella libertà di scelta delle cure.
Dall’altra parte invece si sono schierati una miriade di associazioni, gruppi informali ecc che, prendendo per buoni studi di dubbia qualità, a volte organizzati da veri e propri truffatori e spesso senza una formazione scientifica adeguata alle spalle, si sono schierati contro i vaccini come se fossero di fronte al male del secolo.
Voglio essere chiaro, qui non è in discussione la validità dei vaccini, che sono tra i farmaci con il rapporto costi benefici (sia economici che, soprattutto, sociali) migliori in assoluto, basti solamente citare un recente articolo del WHO che stima in oltre 20 milioni i decessi evitati nel mondo grazie alla vaccinazione contro il morbillo dal 2000 al 2015.
Qui è in discussione la modalità con cui questa tematica è stata affrontata in Italia.
Il vaccino dovrebbe essere un dovere, sociale ed umanitario, prima che un obbligo.
Quindi la domanda che ci possiamo porre è: come si affronta questo calo di vaccinazioni? Quali sono gli strumenti che lo Stato ha in mano?
Lo so che per una ministra che viene dal partito di Alfano questo potrà sembrare sconcertante, ma il modo principale con cui si dovrebbe affrontare questo argomento è l’educazione.
Un serio investimento sull’educazione delle persone potrebbe passare da un percorso di educazione sanitaria che parta dalle scuole così da spiegare quali sono i benefici (enormi) ed i rischi (veramente bassi) delle vaccinazioni ma non solo, dare delle basi di igiene già nelle scuole (siete sicuri di sapervi lavare le mani?) fino a delle norme basilari di primo soccorso, così da sapere come muoversi in situazioni particolari ma molto comuni (come ci si comporta se una persona, seduta accanto a noi sul treno, ha un malore?).
Inoltre si dovrebbe fare finalmente un serio percorso di accompagnamento alle vaccinazioni, dove i bambini non siano semplicemente dei numeri da vaccinare ma siano considerati nella loro unicità a partire da una visita immunologica che possa valutare il loro stato di salute e possa spiegare ai genitori in cosa consista il percorso delle vaccinazioni che si stanno accingendo a percorrere, fino ad arrivare al miglioramento della farmaco vigilanza, informando e formando nel miglior modo possibile sia i cittadini che i medici di medicina generale, così da poter controllare ancora meglio quali siano gli effetti dei vaccini (e di tutti gli altri farmaci, ovviamente) sul lungo termine.
 
E queste sono solamente alcune proposte, che potrebbero essere ampliate affrontando la discussione con la comunità scientifica italiana (una delle più avanzate), prima di intervenire con l’obbligo.
Obbligare i propri cittadini a fare qualcosa, costretti dalla paura delle ripercussioni, è un fallimento, sempre.
Certo per chi ha sostenuto per anni governi in cui erano presenti persone del calibro di Berlusconi, Bossi e Fini, prendere dei provvedimenti autoritari non deve essere un grande problema, ma per chi ancora si definisce di sinistra, porsi la domanda di come si possano affrontare gli argomenti con l’educazione prima che con l’imposizione è una necessità.
 
Vaccinarsi è un dovere, per tutti noi, per tutelare i nostri figli, tutelare noi stessi e tutelare anche tutte quelle persone che per i motivi più disparati sono in condizioni di salute talmente precarie da rischiare di morire per una qualunque banale infezione… Ma allo stesso tempo obbligare, per chi si definisce di sinistra è sempre un fallimento.

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