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Democrazia e sanità: un’enclave sull’appennino abruzzese

Nel comune appenninico si combatte da anni una battaglia difficile e a tratti dolorosa per il mantenimento di un presidio ospedaliero che serve un’ampia porzione di territorio montano.

Tagliacozzo è un comune dell’entroterra abruzzese, uno dei tanti centri montani di quella dorsale appenninica tragicamente salita alla ribalta della cronaca negli ultimi mesi.
L’improvvisa consapevolezza della “fragilità” del nostro territorio, di recente gridata ai quattro venti per proclami più o meno propagandistici, fa eco nella realtà a un costante taglio e depauperamento dei servizi essenziali in nome dei cosiddetti “piani di riordino”.
Da una parte, dunque, i diktat dei governi centrale e regionale che ragionano con la freddezza della tecnica, dall’altra i territori. Centri piccoli, talvolta piccolissimi, privi di ricchezze in cui il dissesto idrogeologico costituisce la norma e non l’eccezione, in cui le infrastrutture sono fatiscenti, i trasporti sono resi difficili da condizioni strutturali e da scelte scellerate. Territori che spesso, nelle rivendicazioni di sindaci coraggiosi, provano ad alzare la voce, la testa e il cuore, provano a dire che l’Italia è anche questo, che la retorica dell’Appennino come rifugio romantico nella stagione estiva cozza con la realtà aspra e difficile dei lunghi mesi invernali.
A Tagliacozzo, però, il paradosso è ancora più evidente: da parte del Sindaco e dalla sua maggioranza, eletti nello scorso mese di giugno con una lista civica sulla carta ma fortemente supportata dai padrini regionali del PD, non trapela alcun coraggio.
Nel nostro comune si combatte da anni una battaglia difficile e a tratti dolorosa per il mantenimento di un presidio ospedaliero che serve un’ampia porzione di territorio montano; un presidio già depredato, impoverito, sminuito fino al mantenimento di un Punto di Primo Intervento; un presidio che invece riveste un’importanza strategica vista anche la situazione del Pronto Soccorso di Avezzano, ormai al collasso per eccesso di utenze.
Non era mai accaduto, sino a questo momento, che un sindaco voltasse le spalle ai cittadini in modo così spudorato per proteggere le esigenze dei suoi sponsor politici “dall’alto”.
Dell’ospedale e del diritto alla salute, a Tagliacozzo, non si può discutere: la prima interrogazione della minoranza consiliare in merito risale al mese di luglio. Da allora, l’azione della maggioranza è stata tesa solo a delegittimare l’operato delle opposizioni con una campagna propagandistica in cui il sindaco arrivava a dichiarare il falso smentendo l’esistenza delle disposizioni che impongono la chiusura del PPI.
La minoranza ha allora chiesto un consiglio comunale straordinario in cui si chiedeva  di discutere della questione e di approvare una mozione che impegnasse i consiglieri a contrastare quella che a breve sarà una realtà: il declassamento del Punto di Primo Intervento in una postazione di 118.
Con una totale forzatura delle regole democratiche, la maggioranza ha estromesso dall’ordine del giorno il punto relativo alla “discussione”, reintrodotto dopo l’imposizione da parte del Prefetto (sono state necessarie ben due note) e poi dichiarato inammissibile con uno scellerato e arrogante atto di arbitrio durante l’ultima seduta del 1 marzo.
La situazione che si è venuta a creare è gravissima, per una questione di forma e di sostanza: da una parte assistiamo alla completa delegittimazione della massima assemblea rappresentativa cittadina, spogliata di ogni sua funzione di indirizzo e usata solo per ribadire lo sterile conteggio dei voti, come su un pallottoliere, dall’altra la perdita della funzione rappresentativa degli organi elettivi che, come in una vera e propria oligarchia, voltano le spalle alla volontà popolare, al sentimento di unione che da sempre ha caratterizzato la lotta per il diritto alla salute nella nostra città facendo di tutto per nascondere la verità, mettere la testa sotto la sabbia e adulare i propri padrini politici con tutta l’arroganza di cui si può essere capaci.
Insieme alle altre forze di opposizione stiamo conducendo una battaglia di civiltà e per questo abbiamo convocato nel pomeriggio di giovedì 9 marzo un’assemblea cittadina aperta al di fuori di quelle istituzioni ormai spogliate della loro nobile funzione.
Lo facciamo in nome del pieno rispetto delle norme democratiche, nel più alto senso del termine, portando avanti questa battaglia in nome di tutti i comuni di questo nostro territorio “fragile”, considerati come zone da saccheggiare e centri da cui prendere voti per sedere sugli scranni del governo regionale.

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