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Escluso Furfaro. Ora serve un progetto ancora migliore.

Dall'archivio di EsseBlog

di: Alessandro Gilioli,

25 Febbraio 2016

Categorie: Archivio

Quando ti deludono i “tuoi”, senti dentro il vuoto. L’impotenza, a volte la rabbia. Perfino la voglia di mollare tutto. È così: sarebbe ipocrita nascondercelo.

Barbara Spinelli è stata grandissima quando ha dato vita, con altri, alla lista italiana per Tsipras. Ha scritto un manifesto che per respiro etico e politico sembrava (era?) una ventata d’aria fresca nello stagnante teatrino della politica italiana: quello delle larghe o  larghette intese, delle frasi fatte da talk show, delle urla insensate da un palco, dell’apparenza di movimento che nasconde la continuità. Ci abbiamo creduto e in qualche modo ci crediamo ancora: perché la bellezza di quelle parole e di quelle idee, alla fine, trascende le miserie successive di chi le ha scritte.
Perché oggi siamo di fronte a una miseria che è morale prima ancora che politica: disattendere, a urne chiuse, quanto annunciato, confermato e ripetuto più volte in campagna elettorale. Venir meno a un impegno preso. Smentire se stessi. Diciamolo pure, senza paura: aver preso per i fondelli gli elettori.
In nessun altro modo si può chiamare quello che ha fatto Spinelli. «Se eletta lascio il seggio ad altri, a persone più più adatte di me a svolgere la funzione di europarlamentare», sono le parole testuali con cui l’ex capolista ha condotto tutta questa campagna elettorale. E Revelli, nella pagina ufficiale della lista: «Chi si presenta come capolista con L’altra Europa con Tsipras, ad eccezione di Paola Morandin, lo fa, come ha detto e ripetuto in tutti i modi Barbara Spinelli, per cercare di rendere “visibili” quelli che tutti gli altri media sono riusciti finora a rendere o a mantenere invisibili. Chi vota un capilista di L’altra Europa sa benissimo che non andrà in Parlamento».
Di nuovo, non dobbiamo avere paura delle parole. Quello di Spinelli (e con lei dei garanti che hanno fatto pressioni perché accadesse) è stato un voltafaccia.
Un voltafaccia inaccettabile per chi considera le pratiche e i comportamenti fondanti del fare politica. Per chi considera l’impegno politico anche un impegno morale. Pratiche, comportamenti: inaccettabili quindi a prescindere dai loro effetti. In questo caso, l’esclusione di Marco Furfaro; ma sarebbe stato inaccettabile esattamente allo stesso modo se l’esclusa fosse stata Forenza. O chiunque altra/o.
Diciamo che in questa occasione, tuttavia, si è raggiunto il notevole risultato di accompagnare una pratica sbagliata a conseguenze disastrose. Non solo per gli effetti dirompenti che quanto avvenuto avrà su Sel e sul suo dibattito interno, ma soprattutto in termini di credibilità del progetto. Di credibilità di chi l’ha retto finora. E di chi lo rappresenterà come figura più nota a Bruxelles. Se si è agito in base alla già pessima massima secondo cui il fine giustifica i mezzi, siamo di fronte a un caso in cui mezzi uccidono il fine.
Già, il fine: quello per cui domenica si sono incontrati a Roma gli attivisti dei comitati, provenienti da tutta Italia. Le persone che con le loro gambe e il loro cuore hanno prodotto il miracolo del 25 maggio maggio, la soglia di sbarramento superata di un soffio. Si sono incontrati – discutendo, confrontandosi, litigando – per provare ad andare avanti. A portare avanti le idee in cui credono. Barbara Spinelli non c’era. Non ha ritenuto di doversi  mescolare alla sua gente. Ha preferito far calare una lettera da Parigi, ad assemblea già terminata, facendo sentire tutti inutile pedine di giochi che si decidevano altrove.
Claudia Vago, che in campagna elettorale ha speso ogni giorno della sua vita per lanciare e gestire sui social network la lista Tsipras, ha scritto su Facebook che si sente come chi ha lavorato per tre mesi a un immenso e difficile file che all’improvviso – con la decisione di Spinelli – le è sparito dal computer. Perso, polverizzato, annientato. Quel file non c’è più. Oggi sta a noi decidere se arrabbiarci e basta – magari uscendo a sbronzarci – oppure ricomporre quel file dall’inizio, con fatica e pazienza, canalizzando la rabbia e la delusione verso un progetto ancora migliore.
È il momento della resilienza. Coraggio, proviamoci. Un abbraccio.

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