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Il Decalogo per l’Altra Sinistra

Le regole dell'alternativa

di: Alessandro Gilioli,

25 febbraio 2016

Categorie: Archivio

1. Improvvisare un cartello elettorale a tre mesi dalle elezioni, anche basta. Le battaglie politiche si costruiscono e si vincono nel tempo, con la pazienza: ascoltando le persone, innervandosi nella società e creando una coalizione sociale.

2. A proposito, il Messia della sinistra non esiste. Ricordo ancora le assemblee pubbliche di fine 2012 in cui le telefonate di Ingroia dal Guatemala venivano accolte come apparizioni divine: lasciamo stare com’è finita. A questo giro abbiamo attribuito un ruolo taumaturgico e resuscitatorio a Barbara Spinelli. Con i risultati che si sono visti, anche qui, nelle scelte e nelle pratiche. No, non funziona così.

3. Ecco: Spinelli faccia bene l’europarlamentare a Bruxelles, ma mi pare che non sia in grado di rappresentare più un progetto unitario. Il processo della nuova sinistra nasce dal basso. Se vuole venire a qualche assemblea pubblica però faccia pure, almeno vede come sono fatte.

4. Agli altri ex garanti della lista Tsipras va il più caldo e affettuoso ringraziamento per aver contribuito al raggiungimento del quattro per cento, accompagnato da un ancora più caldo e affettuoso congedo. Tra l’altro, sentiamo nostalgia per i bei libri che sanno scrivere e preferiamo ricordarli così.
5. Alla prossima discussione “società civile versus partiti” metto mano alla pistola. Esistono solo persone, che fanno cose buone o disastri. Negli ultimi giorni, soprattutto disastri.

6. Per favore, evitiamoci anche la contrapposizione sterile tra fisico e virtuale, visto che il muretto del quartiere e il confronto in rete sono ugualmente parti del reale.

7. Parliamo invece dei contenuti delle battaglie sociali, civili, ambientali e di empowerment della cittadinanza. Prendiamo il discorso di Rodotà all’ultima assemblea di Roma ed è già una buona base di partenza. Ma la letteratura in proposito è piuttosto ampia: dal reddito di cittadinanza alla tassa di successione, dal matrimonio paritario all’abolizione dell’articolo 81 della Costituzione, dalla regolamentazione dei beni comuni al biotestamento, dalle norme per la difesa del suolo al Ttip, fino alla legalizzazione delle droghe leggere. Etc etc, il campo è aperto.

8. Elaboriamo quindi un decalogo (un eptalogo, un dodecalogo, è lo stesso) di obiettivi politici concreti per poi chiamare all’attivismo chi è d’accordo su questi. È così che si crea uno spazio. Trasversale, senza recinti, chi ci sta ci sta. Uno spazio di attivismo comune. Per poi declinare questi obiettivi comuni e concreti attraverso gli strumenti con cui si provare a raggiungerli: campagne, iniziative pubbliche, referendum, proposte di legge etc.

9. Oh: le pratiche, cazzo. La sinistra deve essere le cose le dice. Sono almeno vent’anni che in troppi non facciamo le cose che diciamo. Poi per forza che ci prendiamo degli ipocriti, dei radical chic o del nido di vipere. Ecco, a proposito: ho visto troppe pratiche scadenti, nella lista Tsipras. Cose che allontanano da qualsiasi voglia di fare attivismo. E che, giustamente, danno pessima reputazione, tra l’altro. Basta, basta, davvero basta.

10 . L’ascolto delle persone, il radicamento sociale, il lavoro di contaminazione con le persone che non fanno politica ma dalla politica vorrebbero e potrebbero avere risposte. È in questo che bisognerebbe guardare a Syriza, più che affidandosi al carisma del suo leader. Cito ancora Rodotà: «Il successo di Syriza in Grecia è il frutto di un lavoro intenso all’interno della società, di legami molto forti con i ceti sacrificati dalla recessione, insomma è avvenuto costruendosi come autentico soggetto sociale: era impensabile che aver assunto il nome di Tsipras producesse come una bacchetta magica la stessa situazione in Italia». Come da  punto 1, insomma.

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