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Un’altra pagina buia. La triste storia di Giulio Regeni

A settimane dal ritrovamento del cadavere di Giulio Regeni In Egitto, la verità non è ancora emersa. Unica certezza, la tortura subita dal giovane. E in Italia è stato introdotto il reato di tortura?

di: Luigi Nappi,

11 marzo 2016

Categorie: Medio Oriente, Politica Estera

Una storia di depistaggi, false verità, un bombardamemto mediatico privo di ogni rispetto, davvero una triste vicenda quella di Giulio Regeni.
Forse l’ennesimo dei tanti casi irrisolti, un’altra pagina buoia, un’altra vittima innocente. Come l’anarchico Pinelli “caduto” da una finestra della questura di Milano; mistero.
Giulio, un ricercatore che studiava il funzionamento e l’organizzazione dei movimenti sindacali egiziani, uno studioso, un ragazzo come tanti, trovato morto in Egitto a lato di una strada il 3 febbraio. Da lì in poi le varie ipotesi, le varie inchieste. Intanto il Governo aspetta, è passato quasi un mese e mezzo e la verità non è ancora emersa.
Un’offesa per la nostra nazione e per i familiari del giovane.
Quel che è certo, ciò che è più evidente, è il martirio che il povero Giulio ha subito, questa è l’unica certezza finora: la tortura a cui è stato barbaramente sottoposto.
Tortura inflitta a tanti giovani nel Medio Oriente, quella pratica atroce perpetrata a volte, purtroppo, anche in Italia. A proposito, il nostro Paese non vuole decidersi ad introdurre definitivamente nel proprio ordinamento penale il reato di tortura.
Un Disegno di Legge alla Camera è stato approvato diverso tempo fa dopo la condanna ricevuta da Strasburgo, ma il DDL è poi caduto nel dimenticatoio. Ricordiamoci inoltre della Convenzione delle Nazioni Unite, sottoscritta anche dall’Italia: “Ogni Stato adotta misure legislative, amministrative, giudiziarie e altre misure efficaci per impedire che atti di tortura siano commessi in qualsiasi territorio sottoposto alla sua giurisdizione”.
Siamo in attesa, dunque. In attesa della verità su Giulio e sull’introduzione definitiva del reato di tortura nel nostro Paese.

Luigi Nappi

Sono nato nel 1985 a Nola, una cittadina della provincia napoletana, territorio vittima della camorra e dallo scellerato inquinamento ambientale definito "terra dei fuochi". Per questo ho scelto di lottare per una realtà diversa, a partire dalla realtà stessa. Scelsi di militare nel partito della rifondazione comunista e per circa dieci anni, ho intrapreso battaglie molto dure in un territorio molto complicato, in difesa del lavoro, a sostegno della legalità, a tutela dell' ambiente e dei beni comuni. Attualmente, insieme a tanti compagni, abbiamo dato vita ad un associazione politica culturale chiamata FRASTUONO, per la crescita del paese verso uno sviluppo armonico, sociale, culturale e morale. Seguo, con interesse i lavori costituenti per un partito della sinistra alternativa, conscio del fatto che essere comunisti e di sinistra è sempre stato difficile, oggi più che mai.

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