Esse - una comunità di Passioni

Con le nostre radici e le nostre ali!

perché aderiamo ad Articolo 1 - Movimento Democratico Progressista

La politica si fa nelle istituzioni e nel Paese. Anzi: nel Paese, nei territori, e nelle istituzioni.

È nato in Parlamento il nuovo gruppo Articolo 1 – Movimento democratico e progressista. Un fatto politico decisivo, in grado di rispondere unitariamente nelle aule parlamentari alla domanda di democrazia e Costituzione contenuta nella vittoria referendaria del 4 dicembre scorso.
Ora si tratta di evitare gli errori già compiuti nel passato recente, quando siamo rimasti ingabbiati in processi verticistici incapaci di liberare energie e rimettere al centro un protagonismo diffuso.
Lo diciamo chiaramente: vogliamo radicare, insediare territorialmente, il nuovo Movimento. Lì batterà il cuore del progetto politico.
Ci impegniamo a farlo a partire da alcuni elementi di fondo.
 
Il primo riguarda lo spartiacque del 4 dicembre, che ha indicato una bussola e un orientamento imprescindibile: la difesa della Costituzione e dello spirito repubblicano dal tentativo di indebolirli e di renderli ancillari agli interessi del mercato. Abbiamo vinto, investendo correttamente anche sul cambio del quadro politico. La sconfitta di Renzi, come avevamo previsto, sta portando con sé il crollo dell’intero impianto politico su cui aveva scommesso in questi anni il gruppo dirigente del Pd e quindi l’esplosione delle contraddizioni interne a quel partito e all’intero campo democratico.
Il nostro Movimento nasce così, da una bellissima vittoria che contiene un messaggio programmatico preciso. Saremo la forza politica della democrazia e del lavoro, come indica il primo articolo della nostra Costituzione.
 
Ma nel momento in cui diciamo che partecipiamo da protagonisti alla nascita di una nuova forza politica, diciamo anche che non ci possiamo più riconoscere nel percorso di Sinistra Italiana. Per una ragione molto semplice: perché le finalità con cui avevamo dato vita – al teatro Quirino di Roma, nel novembre 2015 – a quel progetto sono state disattese, capovolte nel loro contrario. L’avvio di quel percorso portava per noi il segno e l’ambizione di dare vita a una sinistra popolare e di governo, alternativa alle politiche dell’austerità e del rigore finanziario e al contempo incompatibile con la dimensione della residualità e della testimonianza.
Il recente congresso di Sinistra Italiana dimostra ben altro: la blindatura autoreferenziale di un soggetto con il fiato corto, disinteressato a porsi in relazione con il quadro politico in movimento, disinteressato alla dimensione dell’utilità e dell’accumulazione della massa critica necessaria a incidere nella politica e nella società italiana.
 
Ma non c’è solo l’Italia. Dobbiamo già ora concepirci come il tassello di una nuova proposta politica europea che vive e interviene in quest’epoca drammatica e di grandi cambiamenti.
Il mondo prima di casa nostra. L’epoca prima dell’evento. L’epoca di un neoeletto presidente statunitense che mette in conto una guerra contro la Cina, mette in discussione l’aborto e costruisce un muro al confine con il Messico mentre la stampa discute se e come tutelare il diritto alla tortura. L’epoca di movimenti e governi europei di stampo reazionario e populista, che puntano senza nasconderlo a fare saltare il processo di integrazione Sapendo che il nazionalismo – ci insegnano gli anni Trenta del secolo scorso – porta guerre e regimi autoritari, sempre. Tempi in cui Marine Le Pen vieta il doppio passaporto franco-israeliano e consiglia alla comunità ebraica francese di non indossare la kippah. Siamo al punto in cui la civiltà europea rischia di saltare.
 
In Italia un’inchiesta di Diamanti ci racconta che otto italiani su dieci vorrebbero il ritorno dell’uomo forte.
Da una parte, quindi, le pulsioni reazionarie e populistiche, con il rischio di un’ulteriore svolta a destra. E dall’altra le politiche di austerità che hanno fatto della povertà il titolo del nostro tempo, delle diseguaglianze lo scandalo – proprio come diceva Bobbio – della nostra epoca e del lavoro il luogo del ricatto e dello sfruttamento diffuso.
Converrebbe rileggere Crisi e terza via di Ingrao. Era il 1978. Scoppiava il fenomeno della disoccupazione di massa e giovanile, entrava in crisi il sistema di welfare. E dentro quella crisi la crisi di egemonia, in cui potenzialità e pericoli si incrociano. Perché non vi è mai un nesso lineare tra crisi, movimento delle masse e soluzione politica. La crisi segnala le contraddizioni in essere e quelle in potenza, ma non determina meccanicamente alcuno sbocco.
 
Tutto ciò è vero ancora oggi. Lo sbocco dobbiamo crearlo noi. L’unico spazio possibile per un’alternativa alla tenaglia di austerità e populismi è il dialogo tra le parti avanzate del socialismo europeo e le sinistre. Ieri non era possibile, oggi lo è. Dentro la pancia del socialismo europeo si è chiusa una storia. Con la grande alleanza in Germania, Blair, Hollande, il Pasok, Renzi. Siamo all’epilogo lungo e triste della terza via. Ora si può aprire un’altra storia: con la possibile svolta a sinistra della socialdemocrazia tedesca, con Corbyn, Hamon, Antonio Costa in Portogallo, la Grecia di Tsipras.
 
Noi vogliamo essere il tassello italiano di un grande progetto riformatore europeo, che si propone al Paese e si struttura a partire da alcuni semplici presupposti.
Il senso di responsabilità e credibilità nei confronti del Paese, il vincolo tra la politica e l’interesse generale. L’Italia e l’interesse generale vengono prima persino del nostro movimento, prima di qualsiasi interesse particolare. Nel mezzo di una temperie delicatissima per la tenuta democratica e sociale dell’Europa, il messaggio che lanciamo è di responsabilità e di attenzione.
 
L’Italia ha bisogno di una politica economica e sociale in netta discontinuità con il rigore, l’austerità e i tagli che hanno accompagnato l’azione del governo Renzi. Redistribuzione della ricchezza, a partire da una politica fiscale finalmente equa e progressiva; lotta alla povertà e alle diseguaglianze, mettendo in campo un programma di difesa e rilancio del sistema di welfare pubblico; una politica industriale attiva, che riconsegni allo Stato il ruolo di imprenditore e di innovatore, bloccando processi di desertificazione e di dismissione del patrimonio industriale pubblico e privato; un piano per il lavoro di qualità coerente, che riaffermi la dignità del lavoro e dei suoi diritti universali a partire dal sostegno alla campagna referendaria della Cgil.
 
Abbiamo bisogno di voltare pagina anche sul terreno di quella che Enrico Berlinguer chiamava questione morale. Che è non solo la questione politica della lotta alla corruzione e al malaffare dentro lo Stato e dentro i partiti ma anche una nuova etica dell’agire politico, la pratica di uno stile inclusivo, partecipativo, incompatibile – anche su questo terreno – con l’arroganza compulsiva della stagione che vogliamo lasciarci alle spalle.
 
Per fare tutto questo diamo gambe ad Articolo 1 – Movimento democratico e progressista. Un movimento che sarà parte di un progetto generale di ricostruzione del campo democratico e progressista alternativo al renzismo. Ci interessa il lavoro di Giuliano Pisapia per la sua autorevolezza e per l’identità cui allude la sua sfida, in sintonia con il mondo civico, con le forze e le reti dell’innovazione, con il mondo cattolico democratico, con l’associazionismo progressista. Ci interessa il ruolo sociale della Cgil, per le battaglie che compie, la sfida della rappresentanza del lavoro cui ci chiama. Noi saremo ponte, cerniera, parte integrante della ricerca e della ricostruzione di un campo più largo.
Ora si tratta di partire. Un Movimento, un nuovo progetto fondato sulla partecipazione, sulla riscoperta dei valori fondanti della sinistra e del centro-sinistra italiano.
 

 
Simone Oggionni, Danilo Borrelli, Irene Bregola, Riccardo Ceriani, Roberta Danovaro, Francesco D’Agresta, Alessandro Fatigati, Roberto Gramiccia, Mario Guerriero, Luca Rossi, Francesco Samuele, Riccardo Sbordoni, Valerio Todeschini, Francesco Tornaboni, Aron Vinci

Associazione Esse

http://www.esseblog.it

Esse è una comunità di passioni che raccoglie tante compagne e tanti compagni che hanno un sogno. Contribuire sia sul piano teorico che su quello pratico-politico a ridare alla parola Sinistra il senso che ha perduto.

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