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LE SFIDE (VINTE) DA SYRIZA: FRA MUTUALISMO, RESISTENZA E CONFLITTO

esperienze di solidarietà sociale di Syriza

di: giulio di donato,

2 Marzo 2016

Categorie: Archivio

Volgere lo sguardo alle innumerevoli forme di mutualismo sociale realizzate in Grecia da Syriza ci riporta indietro di un secolo, alla fine dell’Ottocento, quando il nascente movimento operaio inventa le società di mutuo soccorso, le leghe di resistenza, le cooperative.

D’altronde, se si è stati ricacciati indietro nel tempo, si dovrà pur ricominciare daccapo. E questo Syriza lo capisce benissimo.

Se la dimensione politica e istituzionale è tenuta sotto sequestro, ed è oramai un terreno scivoloso e accidentato, c’è da riferirsi alla dimensione sociale come terreno privilegiato d’azione e di intervento. Per restituire alla politica la dignità di strumento utile ad incidere in positivo sulle condizioni materiali di esistenza, in grado di intrecciarsi nuovamente con i momenti di vita e di sofferenza delle persone.

Syriza ha ben chiaro il contesto in cui va ad operare: quello di una democrazia “sospesa” e in ostaggio. Uno scenario comune tanto alla Grecia quanto all’Italia.

Tutti gli strumenti di cui si era dotato il movimento operaio durante il “secolo breve” per governare e orientare i processi economici, dagli anni ’70 ad oggi sono stati a poco a poco spuntati. Prima la globalizzazione neoliberista, poi il cosiddetto pilota automatico messo in moto dalla tecnocrazia europea hanno svuotato le istituzioni democratiche di poteri e funzioni e immobilizzato la politica in un recinto. Oggi le decisioni economiche si impongono come qualcosa di oggettivo e naturale, di spettanza ad autorità indipendenti per quanto riguarda la politica monetaria, a parametri capziosi per quanto riguarda il bilancio pubblico, alle “virtù” autoregolatorie per i mercati e la finanza, e alla deregulation per i movimenti di capitali e gli scambi di merci e servizi, sulla base di un’unica agenda possibile, alla quale attenersi rigorosamente, ben pochi essendo i margini di manovra ammessi al suo interno.

Se queste sono le condizioni, Syriza non compie l’errore di considerare il momento elettorale e il terreno istituzionale come l’alfa e l’omega del proprio agire politico, ma fa sua una nuova e vincente strategia politica. Riuscendo in un modello che dal sociale, a partire dai bisogni reali delle persone, sale alla politica e non viceversa. Intraprendendo negli anni uno sforzo generoso di radicamento e insediamento sociale, in basso, nei territori, in rapporto con i bisogni delle persone, così intercettando quei pezzi di società in sofferenza prima che finissero preda dell’estrema destra di Alba Dorata. Il successo di Tsipras premia dunque una pratica sociale che si è reinventata su un poderoso movimento di lotta contro le politiche di austerità, e che ha saputo radicarsi nelle esperienze più dolorose e sofferenti del popolo greco attraverso una straordinaria rete di resistenza e di mutuo soccorso. Proprio come fece il movimento operaio alla fine dell’800.

Mutualismo, resistenza, conflitto sono state le parole d’ordine, alle quali si è accompagnata una critica radicale alle politiche di austerità del governo greco e della Troika europea.

Il rischio, diversamente, era quello di restare stretti dentro la tenaglia che soffoca la sinistra nostrana nel suo complesso. Per cui chi sta nelle istituzioni, in questo contesto di democrazia rappresentativa mutilata e inerte, con un centrosinistra tuttora interno al quadro delle compatibilità date, finisce quasi per consumarsi in un’inevitabile impotenza, con tutti i rischi di una deriva burocratica e autoreferenziale. Chi ne sta fuori, salva se stesso e la propria carica antagonista, ma non riesce a trovare un perno che sia leva di trasformazioni significative.

Syriza si afferma perché riesce a riconnettere dimensione politica e dimensione sociale, coltivando quella dialettica positiva fra “lotte nelle piazze” e “lotte nelle istituzioni” per cui si utilizzano e si combinano entrambe nel modo più utile ed efficace possibile allo scopo di modificare i rapporti di forza e di trasformare lo “stato di cose presente”. Gli attivisti della nuova sinistra ellenica vincono perché hanno dimostrato come migliorare le condizioni di vita dei greci prima di aver vinto le elezioni, quando ancora in parlamento contavano poco e niente.

Oggi la Grecia di Tsipras può riuscire nell’impresa di restituire senso alla democrazia. Dopo decenni di marginalità della politica e della sinistra si apre la possibilità di un ritorno attivo dei cittadini sul terreno delle scelte economiche: luogo divenuto inaccessibile alla sovranità popolare visto che mai come oggi le decisioni fondamentali che riguardano l’economia o non arrivano agli organi rappresentativi o se arrivano vi arrivano prese in altra sede, in una sede in cui la stragrande maggioranza dei cittadini non ha alcuna voce in capitolo.

Insomma, la nuova sinistra ellenica è ripartita con successo dalle origini, dalle prime esperienze di organizzazione del movimento operaio. Ora è al governo ed è la prima forza politica greca, e fa sua la sfida di restituire senso alla democrazia, alla politica, alla sinistra.

È dalla Grecia, già culla della civiltà, che oggi sembra emergere una nuova speranza per l’Europa: i primi bagliori di una riscossa dei popoli contro la gabbia dell’austerity e del neoliberismo.

Il resto dell’articolo si trova pubblicato nel nuovo numero di Alternative per socialismo.

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giulio di donato

Romano. Militante di base. A Sinistra, in direzione ostinata e contraria.

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