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Due Sì per cambiare l’Italia

Una breve guida per vederci chiaro sui referendum del 28 Maggio

Il 28 Maggio prossimo – in una unica giornata – si vota per i due referendum sul lavoro promossi, principalmente, dalla CGIL. I quesiti abrogativi sono due: uno riguarda le norme che regolano l’uso dei voucher, l’altro concerne le regole e le limitazioni in tema di appalti.
I referendum hanno un duplice, enorme, valore. Uno politico, perché gli italiani si esprimono – nei fatti – su disposizioni prodotte dal Jobs Act, la principale riforma del lavoro degli ultimi anni. L’altro più “tecnico” perché hanno lo scopo di eliminare le storture derivanti dall’applicazione delle due questioni affrontate.
 
Iniziamo a capire perché è utile abrogare con un SÌ lo strumento dei voucher, così come è stato concepito dal legislatore.
 
I voucher, nati per pagare mini impieghi occasionali e accessori di carattere strettamente sporadico, sono diventati, nella realtà, una specie di assicurazione che il datore di lavoro si tiene in tasca, laddove ci fossero controlli, per coprire attività continuative e dipendenti, sempre sottopagate, rispetto ai minimi sanciti dai vari Contratti Collettivi di lavoro. I voucher, infatti, costano molto meno di quanto non sia una assunzione, pur a termine, e possono essere usati con discrezionalità. Con un ticket, da impiegare a convenienza del padrone, si “copre” lavoro sommerso e precario. Eliminarli, significa evitare che il lavoro nero – nel nostro Paese – sia definitivamente accettato e legalizzato.
 
In riferimento alla responsabilità sugli appalti, oggi, accade che il committente di un appalto, appunto, non risponda in solido dei trattamenti lavorativi e di sicurezza che chi si aggiudica l’appalto utilizza verso i dipendenti. Abrogare queste limitazioni, previste proprio dalle leggi in vigore e dal Jobs Act, consente a tutti i lavoratori, sia della stazione committente, sia delle imprese che vincono l’appalto, sia degli eventuali sub appaltatori, di avere i medesimi diritti. In più, togliere di mezzo i vincoli che limitano le responsabilità, obbligherà le imprese, a verificare direttamente la gestione dei dipendenti dei soggetti cui sono affidati gli appalti, perché a quel punto, sono completamente responsabili.
Si tratta di un principio di civiltà che evita il far west dei diritti e che tutela i dipendenti di quelle realtà, spesso piccole, che pur di vincere una gara, propongono ribassi di prezzo estremi, scaricando quel risparmio su diritti e tutele dei propri dipendenti. Ciò vale anche in occasione dei “cambi di appalto”, dinamiche che, generalmente, nascondo enormi insidie per i lavoratori, a rischio addirittura del proprio impiego.
Abrogare il principio che limita le responsabilità dei soggetti coinvolti, significa restituire ai lavoratori una nuova stagione di diritti e di conquiste.
 
 
Insomma, coi due referendum si sceglie che tipo di mercato del lavoro vogliamo per noi e per le prossime generazioni. Sembrano quesiti tecnici, ma sono di carattere sociale e delineano il futuro occupazionale del nostro Paese. Due SÌ, disegnano certamente un futuro diverso. Migliore. Tenendo presente che questi referendum, a differenza del precedente Costituzionale del 4 dicembre, necessitano di quorum. E che un successo referendario avrà anche il vantaggio di costringere il Parlamento a discutere della Carta Universale dei Diritti del Lavoro, suffragata da 1,5 milioni di firme, per un nuovo statuto delle lavoratrici e dei lavoratori, 47 anni dopo, il varo della legge 300. Votiamo, facciamo votare, e votiamo due SÌ.

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