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Il dialogo che vorrei

Cosmopolitica e la prima occasione di incontro politico.

di: Daniela Mastracci,

23 Febbraio 2016

Categorie: La Sinistra, Sinistra Italiana

Cosmopolitica è stata per me la prima occasione di incontro politico. Nei giorni che l’hanno preceduta il mio entusiasmo cresceva e mi proiettava dentro qualcosa che non sapevo bene cosa sarebbe stato ma mi piaceva già perché in ogni caso avrei partecipato, non sarei stata fuori in silenzio, non sarei rimasta nel chiuso di casa mia a non ascoltare. Ci avrei messo l’anima e lo sapevo. Per quello che la mia anima inesperta ci avrebbe potuto mettere, senza illusione di una partecipazione davvero attiva e davvero consapevole. Sono arrivata da “allieva” pronta ad imparare facendo. E sono arrivata con grande speranza come immagino tanti di noi che erano lì al Palazzo dei congressi.
Di che cosa si sarebbe parlato? A quali interrogativi per me urgenti cosmopolitica avrebbe risposto o tentato di rispondere? Quale sarebbe stato il piano della discussione? Domande che si agitavano nella mia mente e che un po’ mi rendevano dubbiosa un po’ mi incitavano ad andare e sentire ed esserci soprattutto.
Perché mi rendevano dubbiosa? Non è scontato che la politica debba porre e rispondere alle domande che urgono nella vita reale e materiale dei cittadini? Non è questo il suo compito? Certo non solo: la politica deve essere visione, deve interpretare bisogni e offrire orizzonti di senso che incidano e trasformino; ma deve anche proporre un modo nuovo di pensarsi nel mondo e di agire in esso; e direi ancora deve pensare ancor più radicalmente un mondo nuovo. Deve essere lo sfondo di senso, deve garantire un’immagine del mondo umano che sia umano, che si occupi dell’uomo e di ciò che gli garantisca felicità, ma certo prima ancora emancipazione, lotta alla alienazione, diritto, libertà, giustizia, legalità, in una parola sola riconoscimento, uomo a uomo, non cose, non merci, non risorse, ma uomini verso uomini. Ecco allora se è così perché mi rendeva dubbiosa anticipare gli interventi con la mia immaginazione? Vedere prima volti e sentire parole infuocate a denunciare sfruttamento e disconoscimento? Ingiustizie e malefatte; indifferenza verso il dolore e anzi il becero incanalare il dolore nella logica del capro espiatorio, fare del dolore un’arma a disposizione di tutti gli xenofobi, razzisti, reazionari, conservatori, che millantano verità assolute e di conseguenza individuano il nemico assoluto? Sfruttare il già povero, l’indifeso; chi è attanagliato alla vita materiale che urla bisogni diventa preda facile, facilissima, delle urla all’ “untore” di turno. Un gioco sporco che usa senza pudore, che fa della paura e del bisogno una guerra tra poveri, che divide e inimica, che spezza la solidarietà, ma che soprattutto spezza il reciproco riconoscimento dell’uomo all’uomo. E il gioco è fatto, chi pilota l’odio ha già vinto. Ha combattuto senza esercito, non gli serve più. Ha combattuto con parole infide, cariche di retorica che sa aizzare le peggiori delle paure, la rabbia, il sentimento di rivalsa, il marcare il territorio e buttare fuori l’altro, il diverso, lo sporco e povero, il migrante oppure l’omosessuale che “minaccia” la famiglia tradizionale. Ha combattuto con il rossetto sulle labbra, o con una camicia fuori dai jeans, così fa fico, così arrivo alla gente, arrivo al popolo. Ma quale gente, quale popolo? Troppo facile usare la paura; troppo facile fare leva sulla necessità della sicurezza in nome della quale lo Stato da stato di diritto diventi stato della sicurezza, lo stato del diritto deroghi dal diritto, legittimato a fare eccezione da chi grida al furto, allo stupro, alla rapina, ai pedofili, che ruba il lavoro agli italiani, che non fa che aggravare i ingigantire la disoccupazione, la sottooccupazione, la povertà di chi non “sa più dove sbattere la testa”. Ma si sa se lo Stato fa eccezione si esce dal diritto: e fuori del diritto c’è solo quell’altra faccia del presunto fondamento dello Stato stesso che è la Violenza: come un ritorno allo stato di natura dove vige unicamente la voce della “nuda vita”: a quella si risponde con l’atto violento dell’uscita dallo stato di natura che è annullamento del pericolo, del rischio per la nuda vita mediante la coercizione, il monopolio della forza, il monopolio del potere e il monopolio dello scopo del potere stesso, indirizzato unicamente alla garanzia della vita. Se marchiamo i territori, se alziamo muri, se definiamo identità immote, se difendiamo il “nostro”, se ce la prendiamo con chi non ce la fa imputandogli la colpa, come fosse colpevole di non sapersela cavare e quindi indegno, meritevole di essere lasciato nella sua propria incapacità bisognosa; se il dialogo si chiude, ma soprattutto si “chiude” il cuore perché non prova più pietas, e si “chiude” la ragione che non prova più a mediare, a trovare relazioni, a operare nuovi costrutti teorici che sappiano includere le differenze in nuove dialettiche, dinamiche come è dinamica la realtà materiale, se deroghiamo dal compito che non è certo quello della “nuda vita” ma di una vita umana, se questo rischia di essere la è politica allora non posso riconoscermi in essa
Se amiamo la politica, se ci interessa, se ci chiama in qualche modo, è perché la politica non è la risposta alla “nuda vita” . E la Sinistra non è la risposta alla nuda vita: è di più, molto di più. Altezze, vette, cielo, sogni. Ma non mai scollate dalla vita materiale. Non astrazioni ma concretezza. Non meri linguaggi ma parole e cose connesse in rappresentazioni del reale che rispondano al reale: allora più che parole e cose direi cose e parole, che dialoghino costantemente, che apportino costantemente superamenti e aperture. Credo che la sfida stia qua. E se sta qua allora posso dirmi di non essere dubbiosa: che anticipare con l’immaginazione volti e parole che siano questo coniugare sogno e vita, linguaggi e problemi concreti, è quello che voglio. Se l’ho sentito davvero a cosmopolitica, se poi la mia immaginazione è stata più o meno ripagata nelle sue aspettative non lo so dire fino in fondo. Però so che tante voci hanno gridato a questa rinascita con passione, voglio stare vicina a quelle voci.

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