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La missione italiana ai confini russi

La NATO si conferma una delle maggiori forze destabilizzanti e guerrafondaie del pianeta

Mai così vicini al confine russo dal 1942, ma il Ministro Pinotti precisa che la missione non contraddice la politica italiana improntata al dialogo con la Russia, d’altronde quale miglior mezzo di dialogo dei militari?

Venerdì mattina, al margine dell’assemblea nazionale che l’Anci ha tenuto a Bari, il Ministro della Difesa e quello degli Esteri hanno confermato le dichiarazioni di Jens Stoltenberg, segretario generale dell’Alleanza Atlantica, che annunciava la partecipazione di truppe italiane all’interno di una missione Nato in Lituania sul confine Russo.

La decisione è stata presa nel vertice di Varsavia tenutosi gli scorsi 8 e 9 luglio nella capitale polacca dove si è stabilito di rafforzare la politica di deterrenza nei confronti della vicina Russia. Politica di deterrenza appunto, la stessa che ha animato la guerra fredda per quarant’anni, solo che nel 1991 il Patto di Varsavia si è sciolto mentre la Nato ha moltiplicato le azioni di guerra, libera dalla deterrenza rappresentata dall’Urss, e si è allargata arruolando alla sua causa gran parte delle ex repubbliche sovietiche europee.

Il confine orientale si è avvicinato minacciosamente sempre più a Mosca tanto da lambirne ora i confini, proprio quei confini che i nostri militari saranno chiamati a presidiare.

Un presidio, da parte della Nato, che dura già da qualche anno con la missione “Baltic Air Patrol” nella quale nel 2015 furono impiegati anche caccia da guerra italiani, gli Eurofighter, e che è costata al nostro Paese poco meno di sette milioni di euro. Sui cieli del baltico si è consumato un pericoloso gioco allo sconfinamento, denunciato da entrambi le parti, che oggi si fa sempre più rischioso.

Il salto di qualità lo si ha con la nuova missione che prevede l’invio di truppe terrestri dei paesi dell’Alleanza Atlantica che si uniranno alle forze armate della Lituania che proprio lo scorso anno ha ripristinato la leva obbligatoria. Gli uffici della Nato tentano di sminuire tale decisione parlando di un piccolo contingente di 4-5.000 uomini, dimenticando però di specificare che quei 4-5.000 uomini rappresentano il pieno organico della Very High Readiness Joint Task Force, la “punta di lancia” della Nato Response Force, una brigata multinazionale altamente specializzata ed addestrata, fiore all’occhiello delle forze armate nord-atlantiche, capace di essere militarmente operativa nell’arco di tre giorni e schierata appunto in Lituania. Di questa unità faranno parte i militari italiani che ne assumeranno il comando a partire dal 2018.

Non siamo quindi all’interno di un’ordinaria operazione di pattugliamento delle frontiere, bensì si tratta di una forte provocazione militare nei confronti della Russia che si inserisce nel drammatico quadro internazionale, nel deterioramento dei rapporti occidente-Russia, che parte dall’Ucraina, passa dalla Turchia e arriva in Siria. Un’escalation politica, come ci suggerirebbe il barone von Clausewitz, che rischia di aumentare i conflitti sul suolo europeo di cui il governo italiano è inequivocabilmente complice e responsabile.

Prima che i nostri soldati si imbarchino in quest’impresa, provocatoria e pericolosa, è necessario in primo luogo che sia il Parlamento a discuterne alla luce dell’articolo undici della Costituzione , allo stesso tempo va messa in discussione con forza la partecipazione prona alle politiche offensive della Nato che al giorno d’oggi si presenta come principale attore di guerre e distruzione, un nemico della pace che, come lasciato intendere dalla responsabile esteri Mogherini, si vuol far coincidere con l’apparato difensivo dell’Unione Europea, baipassando per l’ennesima volta la democrazia ed i popoli nella UE.

Tutti coloro che ricercano sinceramente la pace non possono lasciar passare questa scelta sconsiderata e distruttiva.

Francesco D'Agresta

http://esseblog.it

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